«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

domenica 23 aprile 2017

Il card. Burke ha incontrato alcune delle presunte vittime dell'arcivescovo Apuron


Guam - Some of the alleged victims who accused Archbishop Anthony Apuron of sexual abuse have already provided their testimony to a tribunal leading the canonical trial of the suspended archbishop. We spoke Walter Denton who was among the first to share his emotional story of surviving sexual assault.
Denton, along with three other people, came out to share their story of sexual abuse at the hands of none other than the shepherd of Guam’s archdiocese, Archbishop Anthony Apuron. The details were disturbing but each of them wanted to share their story to expose the leader of Guam’s church. It was their very public statements that paved the way for what is now the canonical trial of Apuron.
Denton tells PNC that he provided testimony to a Vatican tribunal exactly a month ago. He met with Cardinal Raymond Burke, a canon lawyer who’s leading the investigation into sex abuse allegations against Apuron, and other members of the tribunal at the Archdiocese in San Francisco.
Although Denton could not provide details of what exactly was discussed, he explains that the story he shared with the tribunal is the exact same story he shared with the public. As a young altar boy in Agat in the 1970s, Denton says while sleeping over at the Mt. Carmel rectory, Apuron, a priest at the time, raped him.
Speaking about his meeting with Cardinal Burke last month, Denton said, “When I went into the room, I sat down, they went around the room and introduced themselves. Cardinal Burke made me feel very comfortable throughout the process of my testimony. Of course they asked a lot of questions and I spent two to three hours there. They were very receptive to what I said. I spoke to them and expressed my testimony like I was talking to Apuron himself.”
Denton says he was not told when he would hear back from the tribunal as far as Apuron’s trial, but he noted that prior to his meeting with the tribunal, there were others that provided their testimonies. He also says that the tribunal then headed to Washington D.C. and New York to gather more testimonies from other individuals.
The tribunal visited Guam in February in an effort to obtain the testimony of other Apuron accusers. The tribunal, made up of Cardinal Burke, Father James Conn and Father Justin Wachs, were scheduled to meet with Roland Sondia, who accused Apuron of sexual abuse. No testimony was taken, however, as Sondia did not want to provide his testimony without his attorney David Lujan present—which goes directly against the practice of the Vatican. Instead of providing a deposition, Lujan and Sondia met with the tribunal to discuss alternatives to a deposition.
Earlier this year, Apuron was spotted in California after months of hiding. His legal counsel, Attorney Jacque Terlaje said Apuron was at the time staying in a place where he could “continue working on defending his innocence without distraction.”



FONTE: http://www.pacificnewscenter.com/local/13343

mercoledì 12 aprile 2017

Il cardinale Burke: “Non parlo da mesi con il Papa”

Il cardinale spiega che la ragione principale della pubblicazione dei dubia è «perché c’è troppa confusione nella Chiesa per quanto riguarda alcune questioni fondamentali» come la ricezione della santa comunione e l’indissolubilità del matrimonio. «Vi è una confusione molto pericolosa, e la confusione crea le divisioni. Ci sono sacerdoti contro sacerdoti e disaccordi con gli altri membri della Chiesa sulle questioni del come ricevere i sacramenti e del come si vive un’unione fuori del matrimonio, o su cos’è un matrimonio invalido.  …Ho anche trovato questo disaccordo tra i vescovi e questo non dovrebbe esserci … non va bene per la Chiesa».
Il cardinale ha ribadito che oltre ai quattro firmatari, ci sono altri cardinali che sostengono i dubia ma che «per varie ragioni non vogliono parlare pubblicamente». Il cardinale ribadisce anche che «nessuno vuole sfidare il Papa. In realtà, presentare i dubia al Papa è una pratica antica nella Chiesa e i documenti firmati mostrano rispetto per il Papa perché è il responsabile della guida della Chiesa in un momento critico, in un momento di confusione e anche di errore. Se si leggono i dubia si vedrà che siamo molto rispettosi e non accusiamo il Papa di alcunché: abbiamo chiesto a lui per il bene della Chiesa, per chiarire questi problemi».
Alla domanda relativa alle correzioni formali dei Papi nella storia della Chiesa il card. Burke ha risposto citando il caso di Giovanni XXII che aveva un insegnamento sbagliato «circa la visione beatifica e alcuni vescovi e teologi glielo dissero. In primo luogo ha resistito alla correzione, ma prima di morire ritrattato ciò che aveva detto e disse che ciò che aveva detto era un errore. Ci sono stati altri casi simili nella storia della Chiesa, alcuni si riferivano a grandi questioni pratiche, incluso l’amministrazione dei Beni temporali. I cardinali allora andarono dal Santo Padre e dissero: “A nostro giudizio non sta amministrando bene i Beni della Chiesa“ e i Papi rettificarono».
Su una correzione pubblica formale al Papa Francesco il cardinale dice che questo «questo non è ancora chiaro. Prima di prendere questo passo mi recherei ancora una volta dal Santo Padre personalmente per dirgli: ‘Santo Padre, la questione è talmente grave che dobbiamo correggere’. Confido che il Santo Padre risponderà in quel momento».
Su una risposta ai Dubia arrivata tramite un’intervista de Il Timone al cardinale Müller, il card Burke ritiene che ha descritto «molto chiaramente ciò che la Chiesa insegna per quanto riguarda tali questioni. Non ho parlato con il cardinale Müller, ma ho il sospetto che l’intervista è stato chiaramente un impegno pastorale, da parte sua, per presentare l’insegnamento della Chiesa, mentre il Papa, per quanto ne so, non ha dato alcuna risposta, né a me né, penso, agli altri cardinali». In merito ad una data precisa per una eventuale correzione al Papa, il card. Burke dice che «realmente non si può deciderlo perché è una questione che deve essere affrontata con grande rispetto. Il volere suggerire una data per influenzare la gestione della materia significa una mancanza di rispetto per le parti coinvolte».
Ricordando di non avere mai parlato con il Papa emerito in riferimento ai dubia, alla domanda sul se sia terminata la crisi nell’Ordine di Malta, Burke risponde che è «una domanda difficile alla quale potere rispondere. Per il momento sto completamente lontano da qualsiasi coinvolgimento con l’Ordine di Malta. Mantengo il titolo di cardinale Patrono, ma non ho nulla a che fare con l’Ordine di Malta al momento. Il Papa ha detto chiaramente che l’unica persona che può occuparsi di questioni dell’Ordine di Malta nel suo nome è l’Arcivescovo Becciu, quindi non lo so. […] Il Papa è stato molto chiaro: un massone non può essere un membro dell’Ordine di Malta. E mi ha detto che ci sono persone che si ostinano nella loro appartenenza alla massoneria e che i membri della massoneria dovrebbero essere espulsi dall’Ordine e sta lavorando su questo». Alla domanda se l’obiettivo principale della crisi dell’Ordine di Malta fosse proprio lui, il card. Burke risponde: «non lo so. Tutto lo sviluppo è così strano per me che trovo difficile capire quale sia l’obiettivo finale. Tuttavia, una cosa è chiara: il reintegro del Gran Cancelliere era un obiettivo principale, e se questo implicava che io sarei stato destituito da Cardinale Patrono no lo so…».
Il cardinale poi ricorda che l’invio presso l’isola di Guam non è stata una punizione per i dubia o per la crisi dell’Ordine di Malta ma «la visita era stata programmata da mesi. Credo che fosse ottobre quando mi chiesero di essere il presidente del tribunale di cinque giudici che avrebbero giudicato il “caso Apuron”, cioè determinare la verità sulle accuse che pesano contro l’arcivescovo emerito di Guam. Sono stato lì tre giorni. Difficilmente può essere considerato un esilio…».
A proposito della sue relazioni con il Papa, il card. Burke spiega: Com’è il tuo rapporto con il Santo Padre? «Non sono riuscito a parlare con lui dal momento della riunione di novembre. L’anno scorso l’ho incontrato nel corso della riunione con i Cardinali e alla Curia Romana prima di Natale. Ma non ho parlato con lui e lui non mi ha concesso un’udienza. Quindi non so cosa sta pensando». Il cardinale chiarisce anche che non ha avuto la possibilità di parlare con il Papa neanche nel bel mezzo della crisi dell’Ordine di Malta. Infine l’intervista si concentra sulla politica americana.
Sui primi mesi di Donald Trump alla Casa Bianca Burke dice che «sono chiaramente tempi molto difficili, perché i cittadini americani hanno dimostrato che vogliono il loro paese diretto verso una nuova direzione, e il presidente Trump sta cercando di realizzare quel desiderio […] ma non è così facile, perché ci sono molte forze che si oppongono, e anche un nuovo presidente deve trovare il modo migliore per raggiungere tutte le buone cose che vuol fare. Penso che le cose andranno bene, ma i primi cento giorni sono stati difficili, non c’è che dire. Non lo conosco personalmente, non ho mai parlato con lui, ma penso che sia molto determinato a realizzare il mandato che ha ricevuto da parte della popolazione degli Stati Uniti. […] Trump è molto chiaro sul valore della vita. Anche se in passato non era così chiaro, ora ha chiarito che egli comprende l’inviolabilità della dignità degli innocenti e la difesa della vita umana, e che le leggi degli Stati Uniti dovrebbero proteggere i non nati. […] La Chiesa deve parlare con i leader politici che hanno buone idee, per offrire la Dottrina Sociale della Chiesa, che propone sempre il rispetto del bene comune, perché in ogni programma politico possono esserci aspetti molto buoni ma possono esserci anche aspetti che non sono tali e devono essere migliorati o perfezionati. La cosa più importante per noi, per la Chiesa, è non essere politicizzata, partecipare a un partito o un altro, ma parlare con quei leader che mostrano segnali positivi e contribuire ai loro programmi se sono orientati al bene comune». Poi il card. Burke lancia qualche frecciatina. «Non credo che aiuti il dialogo il fatto che l’Osservatore Romano, il giornale ufficiale del Vaticano, ha già dato un giudizio piuttosto negativo sul presidente Trump».
«Non ho mai avuto un incontro con Steve Bannon e non ho rapporti con l’amministrazione Trump». Le dichiarazioni del Padre Generale della Compagnia di Gesù, Arturo Sosa Abascal, che ha messo in discussione il rigore degli Evangelisti, sono «completamente sbagliate. Trovo incredibile che possa fare tali dichiarazioni. Queste dichiarazioni devono essere corrette. Ci sono un certo numero di studiosi che possono correggerlo. Il problema può essere risolto dalla Congregazione per la dottrina della fede, il corpo del Papa per proteggere la verità della fede e della morale».
«La Chiesa possiede delle proprietà e potrebbe usarle bene per molti scopi buoni, ma l’amministrazione deve essere rigorosa e disciplinata dalla legge della Chiesa. Per me l’unico scandalo sarebbe se in qualche modo queste proprietà non venissero gestite correttamente». In merito al compagno omosessuale del presidente del Lussemburgo accolto in pompa magna in Vaticano dice che «in passato la Santa Sede ha rifiutato queste cose, semplicemente attraverso un modo molto discreto e rispettoso. Dobbiamo tornare a questo. L’impressione data è che ora la Santa Sede approvi queste situazioni. Credo che si dovrebbe prestare attenzione ai termini e alle condizioni per invitare ufficialmente in Vaticano e per parlare a conferenze della Santa Sede. Non capisco come le persone che hanno apertamente sfidato la Chiesa e i suoi insegnamenti possano essere invitati a tali conferenze».
Il riconoscimento dei matrimoni celebrati dai sacerdoti della Fraternità San Pio X «è una decisione molto significativa del Santo Padre e indica anche che in qualche modo ci deve essere la riconciliazione con la Fraternità San Pio X. In sostanza ciò che il Papa sta dicendo è che i sacerdoti di questa società, quando celebrano questi matrimoni esercitano la giurisdizione della Chiesa cattolica romana. Questo è molto interessante. Penso che la Prelatura personale potrebbe essere un modo molto efficace per la riconciliazione. Io prego per questo e spero che accada. Ma la riconciliazione, naturalmente, deve essere basata su una comprensione comune, perché altrimenti potrebbero esserci tutti i tipi di conflitti e difficoltà. Ci si deve assicurare che ci sia una comprensione comune per quanto riguarda tutti i dubbi che in passato sono stati sollevati dalla FSSPX in merito alla Chiesa, alla Santa Sede e alla direzione della Chiesa cattolica».
«L’Islam e l’ideologia di genere sono le due principali minacce di oggi. Uno dei principali modi per affrontarle è l’educazione. Abbiamo bisogno di assicurare che nelle nostre scuole e nelle nostre università le verità vengano insegnate». «L’Islam cerca una forma di governo legata alle proprie convinzioni o principi e cerca di governare il mondo. La figura di Allah nel Corano, e negli altri scritti islamici, è completamente diversa dal Dio della fede giudaico-cristiana». «Più siamo in grado di incoraggiarci a vicenda e di essere fedeli in Gesù Cristo, più il mondo sarà trasformato». «La preghiera, la Santa Eucaristia e la confessione, devono essere messe al centro della vita familiare. Occorre prestare particolare attenzione all’educazione dei figli negli insegnamenti della Chiesa e nelle sue leggi morali. Il lavorare con altre famiglie cattoliche può aiutare in questo».

lunedì 10 aprile 2017

Il card. Burke: "C'è una confusione molto pericolosa... e con la confusione viene la divisione"

En una larga entrevista concedida a InfoVaticana, el purpurado estadounidense Raymond Leo Burke aborda los dubia, la posible corrección formal al Papa, la crisis en la Orden de Malta y la misteriosa donación millonaria, los primeros meses de Trump y otras cuestiones.



¿Cuál es la razón principal para que ustedes, los cuatro cardenales, hayan hecho pública la dubia?
Porque hay demasiada confusión en la Iglesia respecto a ciertas cuestiones fundamentales que se definen con respecto al ideal moral intrínseco, con respecto a la santa comunión y en la disposición correcta para recibirla y con respecto a la indisolubilidad del matrimonio.
Hay mucha confusión. Ante todo pedimos al Santo Padre que, por favor, aclare estas preguntas fundamentales. Nos limitamos a esas cuatro preguntas en la dubia y luego no hubo ninguna respuesta. Mucha gente nos decía: “¿Pero por qué vosotros, los cardenales, no hacéis vuestro deber y enseñáis claramente acerca de estos temas?”. Entonces supimos que teníamos que hacer algo para que la gente lo entendiera. Estamos intentando hacerlo lo mejor posible, estamos tratando de recibir del Santo Padre la dirección que la Iglesia necesita ahora.
También porque hay una confusión muy peligrosa, y con la confusión vienen las divisiones. Sacerdotes contra sacerdotes, y desacuerdos con otros miembros de la Iglesia sobre cuestiones de cómo recibir los sacramentos si uno vive en una unión fuera del matrimonio, o en un matrimonio que no es válido… incluso encontramos este desacuerdo entre los obispos y esto no debería ser así…no es bueno para la Iglesia.
¿Por qué sólo han firmado la dubia cuatro cardenales?
Puedo decirte que hay más de cuatro cardenales que apoyan las dubia, pero por diversas razones no quieren decirlo públicamente. Los cuatro cardenales que hemos firmado las dubia sabíamos que era un duro trabajo lograr el apoyo de un cierto número de cardenales, nosotros cuatro sabíamos que teníamos que hacer esto y así lo hicimos.
¿Entonces cuentan con apoyo privado de los otros cardenales?
Sí.
¿Qué le diría a aquellos que dicen que está desafiando al Papa?
No hay desafío al Papa. De hecho, presentar las dubia al Papa es una práctica muy antigua en la Iglesia y los documentos firmados muestran respeto por el Papa porque ha sido encargado de dirigir a la Iglesia en un momento crítico, en un tiempo de confusión e incluso de error. Así que si usted lee las dubia, verá que somos muy respetuosos y no acusamos al Santo Padre de nada, simplemente le pedimos, por el bien de la Iglesia, que aclare estos temas.
Ha hablado de algunas correcciones formales al Papa en la historia de la Iglesia …
Creo que fue el Papa Juan XXII quien estaba enseñando erróneamente acerca de la visión beatífica y algunos obispos y teólogos se lo dijeron. En primer lugar se resistió a su corrección, pero antes de morir se retractó de lo que había dicho y dijo que era un error.
Hay otros casos que son similares en la historia de la Iglesia, algunos se refieren a grandes cuestiones prácticas, incluso la Administración de los Bienes temporales, los cardenales fueron al Santo Padre y le dijeron: “A nuestro juicio no está administrando bien los Bienes de la Iglesia “, y luego el Papa rectificó.
¿Cree que habrá una corrección pública formal al Papa Francisco?
Eso todavía no está claro. Antes de dar ese paso, me dirigiría una vez más al Santo Padre personalmente para decirle: Santo Padre, el asunto es tan grave que debemos corregirlo, y confío en que el Santo Padre responderá en ese momento.
¿No cree que la entrevista del Cardenal Müller en Il Timone fue una respuesta a la Dubia?
Creo que ciertamente pertenece a toda esta discusión y deja muy claro lo que la Iglesia está enseñando con respecto a tales asuntos. No he hablado con el Cardenal Müller, pero sospecho que esa entrevista ha sido claramente un esfuerzo pastoral por su parte para presentar la enseñanza de la Iglesia.
Pero el Papa todavía no ha respondido …
Según lo que yo sé, no ha dado ninguna respuesta ni a mí, ni tampoco creo que a los otros cardenales.
¿Se puede hablar de una fecha exacta de la corrección formal al Papa?
Realmente no puedo decirlo porque es un asunto que tiene que ser abordado con gran respeto. Y no quisiera sugerir una fecha que afectara el manejo del asunto o significara una falta de respeto para las partes implicadas.
En los momentos anteriores y después de publicar los dubia, ¿ha mantenido contacto con el Papa Emérito?
No, nunca he hablado con él sobre los dubia.
¿Ha terminado por fin la crisis en la Orden de Malta?
Esa es una pregunta difícil de responder. Por el momento estoy completamente apartado de cualquier implicación en la Orden de Malta. Mientras, mantengo el título del cardenal Patrón. El Papa ha dejado claro que la única persona que puede tratar los asuntos de la orden de Malta en el nombre del Santo Padre es el arzobispo Becciu, entonces no lo sé.
En abril debería haber una elección de un nuevo Gran Maestro y espero que el líder elegido entre los caballeros profesos pueda empezar a solucionar las cosas y a conducir la orden hacia la dirección correcta. El Santo Padre me dejó claro en la carta del 1 de diciembre del año pasado las preocupaciones, muy serias, que tiene con la Orden de Malta, y esas preocupaciones están a mi juicio claramente justificadas, por lo que el nuevo líder tendrá que abordarlas.
¿Le pidió el Papa que echara a los masones de la Orden de Malta?
El Papa fue muy claro conmigo sobre eso, que un masón no puede ser un miembro de la Orden de Malta. Y me dijo que hay personas que persisten en su pertenencia a la masonería, y que los miembros de la masonería debían ser expulsados. Así que estaba trabajando en ello, sí.
¿Hubo un conflicto de intereses entre los miembros de la comisión designados por la Santa Sede como algunos vaticanistas como Edward Pentin o Sandro Magister, e incluso el Gran Maestro, han asegurado?
Eso es algo importante para la crisis de la orden de Malta y es una cuestión que debe quedar muy clara. Para cualquier persona con sentido común está sucediendo algo muy extraño. Esta gran donación, de la que al menos una parte fue dejada en la Orden de Malta, no hay un claro conocimiento de quién es el donante y cuál es la naturaleza exacta de la misma, cómo se administra, y eso no está bien… Esas cosas tienen que estar claras.
Y entonces fue muy extraño que tres personas que estaban directamente involucradas en ese asunto de la donación dada a la Orden, la investigación debía hacerse en el “denominado grupo” que investigó la cuestión de la destitución del Gran Canciller y que recomendó que debía ser restituido.
El hermano de Von Boesselager ocupó un puesto en el IOR…
Sí. El hermano de Philipp Boessselager -el Gran Canciller al que se le pidió que renunciará y se negó a ello-, Georg Boessselager fue nombrado unos días más tarde miembro de la Comisión de Control del Instituto de las Obras de Religión, lo que llamamos Banco Vaticano. Todo parece muy sospechoso.
Después de la nominación de Becciu, ¿cuál es su papel en la organización?
No tengo ningún papel en este momento. Tengo un título pero no tengo ninguna función.
Tiene las manos atadas….
Sí. Respeto la orden del Santo Padre y no tengo nada que ver con la Orden de Malta ahora mismo.
¿Era usted el principal objetivo de esta crisis?
No lo sé. Todo el desarrollo es tan extraño para mí que me resulta difícil comprender cuál era el objetivo final. Sin embargo, una cosa está clara, y es que la readmisión del Gran Canciller era un objetivo principal, y que eso implicara que yo fuera destituido como Cardenal Patrón, no lo sé…
Se ha dicho que cuando el Papa le envió a la isla Guam fue un castigo por las dubia, o por la crisis en la Orden de Malta. Sin embargo, la visita había sido planeada hace meses, incluso antes de la publicación de la dubia. ¿Es esta otra muestra de las “fake news” que tanto denuncia el presidente Trump?
Eso es una noticia falsa o “fake news”. Creo que fue en octubre cuando me pidieron que fuera el presidente del tribunal de cinco jueces para juzgar lo que se llama el “caso Apuron” en la Iglesia: determinar la verdad sobre las acusaciones que pesan contra el arzobispo emérito de Guam. Este viaje a Guam fue planeado completamente independientemente de las dificultades que había en la Orden de Malta y fui allí por razones muy específicas. Además estuve allí tres días, así que difícilmente podía ser un exilio.
¿Cómo es su relación con el Santo Padre?
No he hablado con él desde la reunión de noviembre. El año pasado coincidí con él en la reunión con los cardenales y la curia romana antes de Navidad, pero no he hablado con él y no me ha concedido una audiencia, por lo que no sé lo que está pensando.
¿Así que le ha pedido una audiencia?
Sí.
¿Y en medio de la crisis de la Orden de Malta, no ha podido hablar con él?
No he tenido oportunidad ni ocasión de hablar con él al respecto.
¿Cómo valora los primeros días de Donald Trump como presidente?
Son claramente tiempos muy difíciles porque los ciudadanos de Estados Unidos han mostrado que quieren que su país se dirija hacia una nueva dirección, y el presidente Trump está intentando alcanzar ese deseo, que la gente ha expresado votándole a él. Pero no es tan fácil porque existen muchas fuerzas que se oponen a ello, y también es un nuevo presidente y tiene que encontrar la mejor forma de lograr todas las cosas buenas que quiere hacer.
Creo que las cosas irán bien, pero los primeros cien días han sido difíciles, no hay duda de ello. No le conozco personalmente, nunca he hablado con él, pero creo que está muy decidido a cumplir el mandato que ha recibido por parte de la población estadounidense.
¿Cree que hay más esperanza para el movimiento provida como dijo Mike Pence en la Marcha por la Vida?
Absolutamente. El presidente Trump es muy claro en eso. A pesar de que en el pasado no lo tuviera tan claro, ahora sí ha dejado muy claro que entiende la inviolabilidad de la dignidad de los inocentes y la defensa de la vida humana, y que las leyes de Estados Unidos deben proteger al no nacido.
Entonces, ¿cree que el gobierno está realmente comprometido con la defensa de la vida?
Absolutamente. El vicepresidente Pence ha sido durante mucho tiempo uno de los líderes políticos más destacados en el movimiento provida.
¿Son el crecimiento de la “Altright” o derecha alternativa y el fin del globalismo una buena noticia para la libertad?
Creo que lo importante es que la Iglesia se comprometa con estos líderes políticos que tienen muchas buenas ideas, y hablan con ellos para ofrecerles la dirección de la Enseñanza Social Católica, que es siempre respetar el bien común, porque en cualquier programa político puede haber aspectos que son muy buenos, pero también puede haber aspectos que no lo son o que necesitan ser mejorados o perfeccionados.
Lo más importante para nosotros, para la Iglesia, es no “politizarse a sí misma” ni tomar parte en un partido u otro, sino hablar con estos líderes que muestran muchos signos positivos y ayudarles para que su visión y los programas que ofrecen estén orientados lo mejor posible hacia el bien común.
¿Está el Vaticano construyendo puentes con la administración Trump, o por el contrario está interponiendo un muro?
No tengo ningún conocimiento sobre eso porque no tengo comunicación con la Secretaría de Estado, que se encarga de esto. Debo decir que encuentro el Osservatore Romano, el periódico oficial del Vaticano, bastante negativo sobre el presidente Trump, y no creo que eso ayude.
El periodista Jason Horowitz dijo en el New York Times que usted tuvo una reunión con Steve Bannon en 2014. ¿Qué temas abordaron en esa reunión? ¿Existió realmente o se trataba de una “fake news”?
Muchos me han dicho que me lo han presentado, pero concretamente no hemos tenido una reunión, no lo recuerdo. Me dicen que me lo han presentado pero, para ser honesto contigo, no recuerdo ni cómo es físicamente… Nunca he tenido una reunión con él.
Entonces no tiene usted enlaces con la Administración Trump…
No, no los tengo.
¿Qué piensa de las recientes declaraciones del Padre General de la Compañía de Jesús, Arturo Sosa Abascal, en las que ha cuestionado el rigor de los santos evangelistas?
Es completamente erróneo, de hecho me parece increíble que pueda hacer este tipo de declaraciones. También necesitan ser corregidas. Hay una serie de personas que tienen que estudiarlo y corregirlo. No es razonable pensar que las palabras de los Evangelios, que después de centenares de estudios son entendidas como las palabras directas de Nuestro Señor, ahora no sean las palabras de Cristo porque en aquel entonces no había una grabadora. No lo entiendo.
Pero no es un simple error…
Es un grave error que debe ser corregido.
¿Y quién puede corregirlo?
Yo diría que la Congregación para la Doctrina de la Fe, el órgano del Papa para proteger la verdad de la fe y la moral.
Vatileaks: Las filtraciones hablan de 1.000 pisos de la Santa Sede repartidos por Roma. ¿Cree que resta credibilidad al mensaje evangélico de la Iglesia ser el mayor terrateniente de la caput mundi?
En primer lugar, no conozco la verdad sobre eso, lo que yo diría es esto: no creo que si la Iglesia es propietaria de la tierra se reste credibilidad a su mensaje, pero sí afectaría la forma en la que se administra esa tierra. De hecho, teniendo todas estas propiedades, la Iglesia podría usarlas para muchos buenos propósitos, pero la administración tiene que ser estricta y regirse según la ley de la Iglesia. No estoy diciendo que no lo sea, pero por mi parte, el único escándalo sería si de alguna manera estas propiedades no están siendo administradas correctamente.
La diplomacia vaticana ha cambiado mucho. ¿Cómo valora que se le haya dado tratamiento de “consorte” al amante homosexual del presidente de Luxemburgo?
Creo que hay que hacer algo para abordar la imagen pública que se da con estos actos. En el pasado, la Santa Sede simplemente, de una manera muy discreta y respetuosa, se negaba a permitir tales cosas, y tenemos que volver a eso. Al permitirlo abiertamente, la impresión que se da es que ahora la Santa Sede aprueba estas situaciones, por lo que tiene que ser aclarado.
También creo que se debe prestar atención a los términos y condiciones para elegir a los que son invitados oficialmente a acudir al Vaticano y a hablar en las conferencias de la Santa Sede. No entiendo que la gente que abiertamente ha desafiado a la Iglesia y a sus enseñanzas pueda ser invitada a este tipo de conferencias.
Como Paul Ehlrich…
Exactamente, Paul Elrich… un ejemplo paradigmático…
Sí, pero el que fue responsable máximo de esa invitación fue el cardenal Ravasi, quien escribió “Cari fratelli masoni” en Il Sole 24…
Sí, no he leído ese texto, pero quienquiera que sea responsable, debe dar una respuesta.
¿No ha leído la carta del cardenal Ravasi?
No he leído esa carta. No la he leído, probablemente debería. Sí he oído hablar de ella.
El Papa ha confirmado que desde ahora, las bodas celebradas por los sacerdotes de la FSSPX van a ser reconocidas.
No lo he leído todavía, esa es una decisión muy significativa del Santo Padre y también indica que de alguna manera debe haber una reconciliación con la FSSPX. Básicamente lo que el Papa está diciendo es que los sacerdotes de esta sociedad, cuando celebran estos matrimonios, están ejerciendo la jurisdicción de la Iglesia Católica romana, por lo que es muy interesante.
¿Cree que la prelatura personal es una buena vía para la reconciliación?
Creo que podría ser una manera muy eficaz para la reconciliación.
¿Sería una buena noticia?
Sí. Rezo por ello y espero que ocurra. Pero la reconciliación, por supuesto, tiene que basarse en un entendimiento común, porque no podemos hacerlo sin más, ya que de lo contrario podrían darse todo tipo de conflictos y dificultades. Deben asegurarse de que hay un entendimiento común con respecto a todas las dudas que en el pasado la FSPPX ha tenido sobre la Iglesia, la Santa Sede y la dirección de la Iglesia Católica.
El Cardenal Sarah advertía en el Sínodo de dos amenazas que se ciernen sobre la Iglesia: el islam y la ideología de género. ¿Cree que el islam es compatible con la convivencia en Occidente?
Estoy de acuerdo con el Cardenal Sarah. Estas son las dos grandes amenazas de la actualidad y también tengo una convicción muy fuerte de que una de las principales formas de abordarlas es a través de la educación, y que tenemos que asegurarnos de que en nuestras escuelas y en nuestras universidades se enseñe la verdad.
Ambas se ciernen sobre la misma naturaleza humana. Toda la cuestión del género, que es una creación completamente artificial de una cierta ideología, y también que se enseñe la verdad acerca del islam. La naturaleza del islam es una forma de gobierno según sus propias creencias o principios que pretende gobernar el mundo. Y también acerca de Alá, la figura de Alá en el Corán y en otros escritos islámicos es completamente diferente del Dios de la fe judeocristiana.
¿Qué razones para la esperanza tiene una familia católica en el mundo de hoy, marcado por la cultura de la muerte y donde la ideología de género es considerada como la única verdad sobre el ser humano?
Por supuesto que hay razones para la esperanza porque Cristo siempre está dando su Gracia a los individuos y a las familias. Y toda esta situación puede transformarse por los individuos y las familias. Ahora viajo a muchos países. En América y en todas partes me encuentro con gente joven y familias jóvenes católicas y otras no tan jóvenes muy comprometidas, y esto me da esperanza, porque cuanto más podamos animarnos unos a otros para ser fieles en Jesucristo, entonces el mundo podrá ser transformado.
¿Qué consejo le daría a las familias católicas que quieren que sus hijos crezcan en libertad?
Mi consejo sería que recéis, que os confiéis a la oración y hagáis de la oración, especialmente en la Santa Eucaristía y en la confesión, el centro de la vida familiar. Prestad mucha atención para educar a vuestros hijos en las enseñanzas de la Iglesia y en la ley moral, y en tercer lugar, trabajad junto a otras familias para alentaros unas a otras y convertiros en la gran fuerza del mundo.

GABRIEL ARIZA
Fonte: https://infovaticana.com/2017/04/10/burke/

Burke: “I singoli musulmani sono persone deliziose, ma quando sono in maggioranza..."

Il cardinale Raymond Burke, canonista statunitense spesso raffigurato come conservatore, o almeno come resistente nei confronti dell’esortazione apostolica di Francesco Amoris Laetitia, in un’intervista rilasciata poco meno di un anno fa al sito americano Religion News Service aveva affermato che l’Islam “vuole governare il mondo” e gli americani devono decidere se hanno intenzione di riaffermare “l’origine cristiana della nazione”. Il Cardinale aveva criticato senza mezzi termini chi afferma che l’Islam è una religione che condivide le stesse radici con la fede ebraica o cristiana. “I singoli musulmani sono persone deliziose, con cui parlare in maniera molto tranquilla su questioni di religione – aveva chiosato il cardinale – ma il punto è questo: quando diventano una maggioranza in qualsiasi paese poi hanno l’obbligo religioso di governarlo. Se questo è ciò che i cittadini vogliono, si vada avanti; ma se non è così, allora si deve trovare un modo per affrontare il problema”.Parole profetiche?



Elaborazione da: http://formiche.net/2016/07/26/tutte-le-posizioni-del-vaticano-su-isis-islam-e-turchia/

martedì 4 aprile 2017

Card. Burke: "La Chiesa ha sempre praticato una speciale cura pastorale" per chi vive situazioni irregolari di unione, ma questo non "include l'offerta dei sacramenti"


Cardinal Raymond Burke says he is “sympathetic to the situation of people who are suffering, because of matrimonial difficulties,” in a new interview published on Sunday.
The cardinal, a critic of calls for married and divorced people to be allowed to receive communion, said “less than a truthful response” isn’t “worthy” of people in these situations.
He was speaking to the podcast Thinking With the Church, and said too many people he meets are concerned and confused by the ongoing debate on the issue.
Until 2014, Burke was the Prefect of the Apostolic Signatura, the Vatican’s highest appellate court. He was removed from his post by Pope Francis, and now currently serves as the Patron of the Sovereign Military Order of Malta.
Burke and three other cardinals last year presented the pontiff with five doctrinal questions - so far unanswered - they wanted him to clarify about his marriage document Amoris Laetitia, mostly about the issue of communion for the divorced and remarried.
“In the whole history of the Church, it’s never been possible that someone who was living publicly in a state of sin, for example a person who is bound in matrimony to one person, is living in a marital way with another person, it has never been permitted that such a person could approach to receive Holy Communion,” the cardinal said in his latest interview.
“Now, suddenly, there are those, who are saying, ‘Oh, yes, but it is possible in certain cases,’ and so forth - but if this is something that is always and everywhere wrong, how is it possible that someone who is living this way can receive the Sacraments?”
Burke said couples in such situations - for a just reason - may receive the sacraments if they refrain from sexual situations.
“The Church has always helped such couples,” he said, “… the point is this: that the couple has the firm resolve to live chastely, and to take all measures to live chastely. If they fail, on one occasion or another, then they simply have to confess that, and renew their effort to live chastely.”
Burke was also asked about the argument made by Italian Cardinal Francesco Coccopalmerio, who last month wrote a book on Amoris Laetitia saying Catholics in “non-legitimate” situations can receive Communion as long as they want to change their situation but cannot act on their desire because doing so would lead to further sin.
Coccopalmerio in the book offers a concrete situation as an example of a case in which a person, “knowing about the irregularity of [his or her] situation,” has great difficulty changing their situation “without feeling in their conscience that they would fall in a new sin.”
According to Coccopalmerio, Amoris Laetitia implicitly stipulates that to be admitted to the sacraments the men or women who, for serious motives such as the education of their children, can’t fulfill the obligation to separate, must nonetheless have “the intention or at least the desire” to change their status.
Burke said he disagrees, since “the person can’t make a firm purpose of amendment, because he or she knows perfectly well that the marital relations will continue.
“I think the Church has always taught that a special compassion, a special help, a special pastoral care must be given to couples who find themselves in this situation, especially those, who find themselves in a very stressful situation - but that pastoral care can’t include the offering of the sacraments,” Burke explained, “that doesn’t make any sense.”
He admitted things can be “complicated,” but added “that simply is the way human life is, and some are beset with more suffering than others - but in the end the point is this: that one has to work toward achieving a chaste way of life.”
Burke said doctrinal development “means that we have come to a deeper understanding of what is the constant teaching of the Church,” but it  “does not mean that we change the doctrine or that we go away from it.”
He said “this isn’t doctrinal development: this is a change in the Church’s teaching.”
The cardinal also mentioned his frustration with the attitude the Church is facing with new situations in family life, and said “sometimes I had the impression during the last two sessions of the Synod of Bishops, that all this was being discussed for the first time.”
Burke said this was “ridiculous.”
He said the “Church has dealt with this question throughout her history.”

domenica 26 marzo 2017

Il card. Burke: "Spero ci sia una risposta ai dubia"


La sera del 24 marzo il cardinale Raymond Burke parlava nella parrocchia di Saint Raymond di Peñafort a Springfield, Virginia, e ha risposto ad alcune domande relative ai “Dubia” presentati da quattro cardinali, e alla possibile correzione formale che un’eventuale mancanza di risposte da parte del Pontefice potrebbe rendere necessaria.
Il parroco di Saint Raymond, padre John De Celles, ha posto alcune domande al cardinale. Ecco qualche brano de colloquio.
De Celles. – Ci sono molte voci che circolano intorno ai Dubia…Lei sa se ci sarà una risposta ai Dubia da parte del Santo Padre o della Congregazione per la Dottrina della Fede?
Burke: “Sinceramente spero che ci sarà perché queste sono questioni fondamentali che sono onestamente sollevate dal testo dell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia. E fino a quando non ci sarà una risposta a queste questioni continuerà a diffondersi una una confusione molto dannosa nella Chiesa, e una delle questioni fondamentali riguarda la verità secondo cui ci sono cose che sono sempre e dovunque sbagliate – quelli che chiamiamo atti intrinsecamente malvagi – e così noi cardinali continueremo a insistere per udire una risposta a queste domande sincere”.
Il cardinale Burke ha negato l’idea che i Dubia siano irrispettosi o arroganti, ricordando che si tratta del sistema tradizionale di cercare un chiarimento da parte del Papa sull’insegnamento costante della Chiesa. Ha poi spiegato perché i Dubia siano stati resi pubblici, dopo aver saputo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che non ci sarebbe stata una risposta.
“Abbiamo giudicato necessario renderli pubblici perché così tanti fedeli ci avvicinavano, ponendo queste domande, e dicendo, che cosa c’è di male, abbiamo queste domande, e sembra che nessuno dei cardinali che hanno la grande responsabilità di assistere il Santo Padre si ponga queste domande, e allora le abbiamo rese pubbliche, e anche questo è stato fatto con grande rispetto”.
De Celles: – Se non c’è risposta, quale sarà la risposta di voi quattro cardinali?
Burke: “Allora dovremo semplicemente correggere la situazione, di nuovo in maniera rispettosa, cioè semplicemente questo, dedurre la risposta alle domande dall’insegnamento costante della Chiesa e renderlo noto per il bene delle anime”.
Il cardinale americano non ha dato nessuna indicazione sui tempi di questa eventuale correzione dell’esortazione post-sinodale. E soprattutto ha parlato di correzione in generale, e non di una correzione rivolta direttamente al Pontefice. Amoris Laetitia sta per compiere il suo primo anno di vita, è stata pubblicata nell’aprile del 2016. E ancora adesso da diverse zone del pianeta si hanno dichiarazioni di vescovi e conferenze episcopali che si muovono su linee contrastanti nell’applicazione del documento, alimentando uno stato oggettivo di confusione.
Chi volesse vedere il video può trovarlo a questi link
Marco Tosatti
http://www.marcotosatti.com/2017/03/26/burke-spero-ancora-che-il-papa-risponda-ai-dubia-la-confusione-e-dannosa-per-la-chiesa-insisteremo/

venerdì 24 marzo 2017

Il cardinal Burke attira una grande folla a San Francisco



“The fundamental struggle of our life in Christ ... is the struggle to live the truth in love in a world which could deceive us into thinking that we can love even while we violate the truth,” Cardinal Raymond Burke said in his homily March 15 at St. Mary’s Cathedral.

The cardinal, who was the presenter at all three days of the Western Region Canon Law Meeting sponsored by the Archdiocese of San Francisco, delivered the homily at a 5:30 p.m. Mass celebrated by Archbishop Salvatore J. Cordileone for the canon lawyers who attended from Western states. The Mass was concelebrated by Auxiliary Bishop William J. Justice and a number of priests.

Cardinal Burke, a former prefect of the Catholic Church’s top judicial court, the Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura, was treated like a celebrity by many who attended the Mass from the area and who lined up after the Mass to greet him, and in many cases, ask for his autograph.

At San Francisco’s cathedral, Cardinal Burke emphasized the importance of the “humble” practice of canon law for the “salvation of souls.”

“Canon law is not in contrast with the many works of divine grace in the church but rather assures that the work of divine grace will be received into souls formed in accord with the mind and heart of Christ,” Cardinal Burke said.

“We do not study and respect the law for its own sake but for the sake of the sacred realities which it safeguards and fosters. We serve the justice which is the minimal and irreplaceable requirement of divine love,” Cardinal Burke said.

Traduzione con google:

La lotta fondamentale della nostra vita in Cristo ... è la lotta per vivere la verità nella carità, in un mondo che ci poteva ingannare a pensare che possiamo amare anche quando violiamo la verità”, ha detto il Cardinale Raymond Burke nella sua omelia del 15 marzo presso la Cattedrale di Santa Maria.

Il cardinale, che è stato presente a tutti i tre giorni della Western Region Canon Law Meeting promosso dall'Arcidiocesi di San Francisco, ha tenuto l'omelia durante la Messa delle 17:30 celebrata da monsignor Salvatore J. Cordileone per i canonisti che hanno partecipato. La Messa è stata concelebrata dal Vescovo Ausiliare e da un certo numero di sacerdoti.

Il cardinale Burke, ex prefetto della corte superiore di giustizia della Chiesa cattolica, il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, è stato trattato come una celebrità da molti che hanno partecipato alla Santa Messa e che si sono messi in fila dopo la Messa per salutarlo, e in molti casi, per chiedere il suo autografo.

Nella Cattedrale di San Francisco, il cardinale Burke ha sottolineato l'importanza della pratica “umile” del diritto canonico per la “salvezza delle anime”.

“Il diritto canonico non è in contrasto con le molte opere della grazia divina nella chiesa, ma piuttosto assicura che l'opera della grazia divina sia ricevuta nelle anime formate in accordo con la mente e il cuore di Cristo”, ha detto il cardinale Burke.

“Noi non studiamo e rispettiamo la legge per se stessa ma per il bene delle realtà sacre, che salvaguarda e promuove. Serviamo la giustizia che è il requisito minimo e insostituibile dell'amore divino “, ha detto il cardinale Burke.

domenica 19 marzo 2017

Vernal P. Hegenbart: "Gli attacchi contro il Cardinale Burke sono assurdi"



Once again, Vince Hatt launches a blistering attack on Cardinal Raymond Burke and to a lesser degree on Pope Francis. He accuses these leaders of the Roman Catholic Church of playing hardball and using big bats. I find this characterization of two good and holy church men to be extreme and vengeful, especially as it regards Cardinal Burke. Hatt seams to be most upset because when Burke was the bishop of the La Crosse Diocese, he objected to several speakers who were being sponsored by the Franciscan Spiritually Center when Hatt was director. He goes on to pedantically explain the advice he gave Bishop Burke regarding relationships, inclusion and discernment, but he only did so in his head. Hatt boasts that on one occasion he stood his ground when then-Bishop Burke insisted that a presentation by sister Joan Chittister be canceled, Chittister is well known for her dissident views and feminist activism. She castigates those opposed to abortion on demand as only caring about the baby being born with no concern for the mother or the baby after its birth, which is absolutely preposterous. She says she is only interested in inquiry while challenging Catholic teachings in a number of areas. Hatt and the Franciscan Sisters of Perpetual Adoration then arranged to have Church Women United sponsor Chittister’s appearance. This in spite of the fact that after extensive research on CWU, I had disclosed in the diocesan newspaper its vigorous support of abortion- friendly legislation that of course is in direct opposition to Catholic teaching. This issue generated a lot of controversy and then Pat Slattery, staff writer of the Catholic Times, arranged for a print debate between Doris Younger, the then-president of CWU and myself. Younger clearly enunciated the position of CWU regarding abortion on demand when she stated the pro-abortion argument that the decision was up to the pregnant women as to whether to have an abortion or not. Certainly Bishop Burke was exercising his responsibility and his authority in opposing Chittisten’s appearance sponsored by Hatt and the FSPA. The FSPA has a history of rebellion, as when the United States Catholic Bishops opposed the passage of Obamacare because of the abortion issue, and the sisters supported it. In the Feb. 2 Tribune, ultra liberal columnist E.J. Dionne seems to criticize Steve Bannon, an adviser to President Trump, for reminding the world that radical Islam has a long history of attempting to force its religion and views on Christians and Jews. Dionne quotes Jason Horowitz of The New York Times as reporting that during a visit to Rome in 2014, Bannon met and “bonded” with Cardinal Burke, as if to infer some kind of guilt by association. Guilty of what, acknowledging recorded history? An AP article in the Feb. 17 Tribune states that Cardinal Burke has been criticized for his record of handling cases of abusive priests. It is true that he has questioned whether this abuse was always perpetrated by pedophiles or often by homosexuals, which is, of course, considered culturally incorrect, and unacceptable. They like to insist that homosexuals would never prey on children. In Dionne’s article he hints at the possibility of schism in the Church. Certainly his own agitation as well as that of Hatt and Chittister as well as segments of the FSPA and some radical homosexuals, could influence some to consider that horrible thought. But the Church as endured worse in the last 2,000+ years and will withstand this challenge as well. Cardinal Burke has the good character and tenacity to withstand attacks even when they are patently absurd. But they raise the question of why there attacks are so obviously vindictive, punitive and without merit to the point of calumny. I believe he is praying that God will forgive them for they know not what they do. I invite you to join me in praying for Cardinal Burke as he defends the holy Roman Catholic faith with vigor and truth.
Fonte: http://lacrossetribune.com/news/opinion/editorial/columnists/vernal-p-hegenbart-attacks-on-cardinal-burke-are-absurd/article_94a775b3-1853-52b6-afdb-ab5a81525bbe.html

martedì 14 marzo 2017

Papa Francesco elogia il cardinale Burke: "E' un canonista eccellente"



Pope Francis said that he does not see Cardinal Raymond Burke as an adversary, in an interview appearing in the German journal Die Zeit.
In the interview, which was recorded before he began his Lenten Retreat, the Pope said that Cardinal Burke remains the patron of the Knights of Malta, although the Pontiff saw the need to appoint another prelate to preside over the spiritual renewal of the order. He said that the American cardinal had encountered problems within the Knights of Malta that he was unable to resolve.
However, Pope Francis rejected the idea that Cardinal Burke had been sent to Guam as a form of punishment. That trip, he said, was connected with his work for a Vatican tribunal investigating charges against Arcbishop Anthony Apuron. “For that I’m very grateful to him; he’s an excellent lawyer,” the Pope said.
The Holy Father did tell Die Zeit that he sees a problem with “fundamentalist Catholics.” He remarked that when the self-assurance of these Catholics reminds him of St. Peter’s insistence that he would never deny Jesus. When he reads the Gospel account of how Jesus tells Peter that he will deny Him three times, the Pope said, “it makes me think of so many fundamentalist Catholics”.

martedì 7 marzo 2017

Il cardinal Burke mostra una aderenza piena al Concilio Vaticano II, secondo l’ermeneutica della riforma nella continuità

Orgogliosamente americano, figlio di agricoltori e di origini irlandesi, il cardinale Raymond Leo Burke è finito nelle ultime settimane al centro dell’ennesima spy story che lo vede protagonista insieme al Presidente americano Donald Trump e al  famigerato, come lo dipingono i giornaloni, consigliere del Don, Steve Bannon, frequentatore in passato della Santa Sede. Dopo le trame russe, che vedevano i servizi segreti putiniani dietro l’ascesa di The Donald – o l’affossamento della Clinton, che è lo stesso – ora sarebbe l’inquilino della Casa Bianca a cercare di influenzare nientemeno che il papato. La soffiata arriva da un affidabile organo della stampa liberal americana, il New York Times, tanto affidabile che dopo la vittoria di Trump ha dovuto scusarsi con i suoi elettori per la partigianeria mostrata nella campagna elettorale per le presidenziali USA dell'anno scorso.
Il 7 febbraio il New York Times svela l’arcano: il cardinale Burke, dipinto come la guida della fronda interna alla Chiesa cattolica contro Papa Francesco, sarebbe il cavallo di troia di una sorta di trama transatlantica che vede il prelato del Wisconsin inserito in una rete che da Bannon arriva al Presidente Trump, desiderosa di contrastare l’azione del pontefice. 
Si sa che, almeno in campagna elettorale, tra l’immobiliarista newyorkese e il successore di Pietro qualche tensione c’è stata. Il muro con il Messico, iniziato nel 1994 da Bill Clinton e cavallo di battaglia del candidato Trump, non piace proprio al pontefice argentino. Da qui a immaginare l’ennesima trama oscura fra americani, estremisti di destra e settori conservatori in Vaticano contro il sol dell’avvenire però sembra ne passi.



Per fortuna ci ha pensato l’editore Cantagalli a rendere accessibile anche al pubblico italiano il pensiero e la biografia di Raymond Leo Burke. “Un cardinale nel cuore della Chiesa. Dialogo con Guillaume d’Alançon” (Edizioni Cantagalli 2016, 117 p.) è il titolo italiano di una densa intervista a tuttotondo sulla vita della Chiesa e le grandi questioni di questo tempo. 
Nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1994, Burke è l’erede di tante battaglie in quel lungo e fecondo pontificato segnato dal grande scontro tra quelle che il papa polacco definiva cultura della vita e cultura della morte. Ben lungi dall’essere il capofila del nuovo lefebvrismo – per altro è proprio con Francesco che il riavvicinamento della Fraternità sacerdotale san Pio X a Roma ha subito una rapida accelerata, altra pietra d’inciampo per le ricostruzioni mitologiche dei liberal – il cardinal Burke mostra una aderenza piena al Concilio Vaticano II, letto come insegnava già Benedetto XVI secondo l’ermeneutica della riforma nella continuità, e allo stesso magistero di Francesco.
Non appena si varca la soglia dell’appartamento del cardinal Raymond Leo Burke – nota d’Alançon – lo sguardo è subito attirato da una grande quadro che raffigura Papa Francesco. Secondo il cardinale infatti “la vita della Chiesa si sviluppa in maniera organica” e “i secoli ci trasmettono le verità della fede in una catena ininterrotta, secondo il principio per cui il nuovo germoglia sul tronco dell’antico”. Quella di Burke, più che una Chiesa arroccata in se stessa e paurosa dell’esterno appare piuttosto la Chiesa del Concilio, che incontra la cultura contemporanea non per formalizzare un compromesso con essa ma per testimoniare Cristo e trasformarla. Insomma una Chiesa in uscita, ma restando sempre quel “segno di contraddizione” che anche molti non credenti negli anni hanno iniziato ad apprezzare contro un appiattimento generalizzato del pensiero.
Oggi, è convinto Burke, si moltiplicano i tentativi di per spingere i cattolici ad archiviare la stagione wojitylana del grande impegno per la vita e la famiglia, anche pubblico. A questi tentennamenti il cardinale risponde con il monito del filosofo Edmund Burke: perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione. Inoltre, segnala una tendenza a volere separare la difesa della vita dalle questioni sociali (accoglienza, lotta alla povertà, salute) per mettere da parte la prima in favore delle seconde. Qualcosa di impossibile perché, incalza Burke, senza il riconoscimento della dignità di ogni persona umana non ci può essere nessuna giustizia sociale, il primo sorregge e consente la seconda.
Insomma, una risposta ferma alla Open Society Foundation di George Soros che negli ultimi tempi, secondo DC Leaks, avrebbe sovvenzionato organizzazioni cattoliche per spostare le priorità della Chiesa americana sull’impegno sociale e l’integrazione razziale, a scapito della questione antropologica che urterebbe il finanziere-filantropo internazionale ungherese. Una colonizzazione ideologica della Chiesa che è proprio Francesco a respingere nell’esortazione Amoris Laetitia, punto 251: “è inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso”.
Ma allora perché Burke è diventato l’ultima losca figura del fantasmagorico gotha trumpiano? Il cardinale non ama i politici americani che si professano cattolici e poi quando legiferano disattendono la retta coscienza e il diritto naturale. È ben consapevole dei tentativi della passata amministrazione di limitare la libertà religiosa ed educativa negli Stati Uniti, imponendo ai credenti la privatizzazione delle loro convinzioni. Presenzia fino anche a guidare le marce per la vita e la famiglia, le stesse frequentate dal vice di Trump Mike Pence. Considera, con Francesco, cultura dello scarto anche l’aborto e l’eutanasia e a differenza di alcuni ambienti ecclesiali non disdegna di dialogare con chi si dichiara a favore della vita, fossero anche quei diavoli di Trump o di Salvini.
Come se non bastasse, Burke, insieme ai cardinali Caffarra, Brandmüller e Meisner, ha anche sottoscritto i Dubia – questioni formali poste al papa – relativi all’ottavo capitolo di Amoris Laetitia, una richiesta di interpretazione autentica dei passaggi dell’esortazione sulla comunione ai divorziati risposati, quegli stessi che nell’orbe cattolico hanno generato orientamenti spesso opposti. Tanto basta all’universo progressista per mettere Burke in cima alla lista dei proscritti dal nuovo politburo che strumentalizza Francesco come proprio vessillo. Eppure nel discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato il pontefice, utilizzando parole non dissonanti da quelle del cardinal Burke, a ricordare che “la difesa dell’ambiente e la lotta contro l’esclusione esigono il riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni”. Qualcuno storcerebbe il naso.
Certamente Burke e il papa argentino, gesuita catapultato nel pieno dell’Obama’s World e propugnatore di una immagine sobria e di una teologia del popolo e dei poveri, hanno sensibilità assai diverse. Forse possiamo ipotizzare che Papa Bergoglio avrebbe avuto maggior sintonia alla Casa Bianca con un Bernie Sanders, anch’esso già frequentatore del Vaticano ma anche sostenitore di Trump almeno nella scelta di archiviare il TTP. Ecco. Altra pietra d’inciampo per i liberal soprattutto di casa nostra, ma questa è un’altra storia.

Fonte: Benedetto delle Site
https://www.loccidentale.it/articoli/144763/quella-della-lobby-trumpista-in-vaticano-e-lennesima-fake-news

domenica 5 marzo 2017

Dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra


“CANTATE DOMINO CANTICUM NOVUM”
Dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra
Noi sottoscritti - musicisti, sacerdoti, insegnanti, studiosi e amanti della musica sacra - offriamo umilmente alla comunità cattolica di tutto il mondo questa dichiarazione, esprimendo il nostro grande amore per il patrimonio di musica sacra della Chiesa e la nostra profonda preoccupazione riguardo il suo difficile stato attuale.

Introduzione
"Cantate Domino canticum novum, cantate Domino omnis terra" (Salmo 96): questo cantare alla gloria di Dio è risuonato per l'intera storia della Cristianità, dall'inizio al giorno presente. La Sacra Scrittura e anche la Sacra Tradizione sono testimonianza del grande amore per la bellezza e per il potere della musica nel culto dovuto a Dio onnipotente. Il patrimonio della musica sacra è stato sempre considerato come cosa preziosa nella Chiesa Cattolica dai suoi santi, teologi, pontefici e dai suoi fedeli laici.
Questo amore e familiarità con la musica è testimoniato da tutta la letteratura Cristiana e in molti documenti che i Papi hanno dedicato alla musica sacra, dalla "Docta Sanctorum Patrum" (1324) di Giovanni XXII alla "Annus Qui" (1749) di Benedetto XIV, giù fino al Motu Proprio "Tra le sollecitudini" (1903) di San Pio X, la "Musicae Sacrae Disciplina" (1955) di Pio XII, il Chirografo sulla Musica Sacra (2003) di San Giovanni Paolo II, e via dicendo. Questa vasta documentazione ci fa presente in modo molto forte che l'importanza e il ruolo della musica nella liturgia deve essere considerato molto seriamente. Questa importanza è collegata con la profonda connessione tra la liturgia e la musica, una connessione che va in due direzioni: una buona liturgia permette musica di altissimo livello, ma uno standard basso di musica per la liturgia influisce tremendamente sulla liturgia stessa. Non può essere dimenticata l'importanza ecumenica della musica, quando sappiamo che altre tradizioni cristiane - come gli Anglicani, i Luterani e gli Ortodossi - hanno grande considerazione per l'importanza e la dignità della musica sacra, come testimoniato dai loro patrimoni gelosamente custoditi.
Stiamo celebrando un importante evento, il cinquantesimo anniversario della promulgazione dell'Istruzione sulla musica nella liturgia "Musicam Sacram" (5 marzo 1967) sotto il pontificato del Beato Paolo VI. Leggendo oggi il documento, non possiamo fare a meno di pensare alla "via dolorosa" della musica sacra nei decenni che hanno seguito la "Sacrosanctum Concilium". Infatti, quanto è accaduto in alcune fazioni nella Chiesa a quel tempo (1967), non era per nulla in linea con la "Sacrosanctum Concilium" o con "Musicam Sacram". Certe idee che non erano mai state presenti nei documenti del Concilio sono state imposte nella pratica liturgica, a volte con la complicità di una mancanza di vigilanza da parte del clero e della gerarchia ecclesiastica. In alcuni paesi il patrimonio della musica sacra, che il Concilio aveva chiesto venisse preservato, non solo non è stato preservato ma è stato anche combattuto. E questo certamente contro il Concilio, che aveva chiaramente affermato:
«La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d'inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai romani Pontefici; costoro recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all'azione liturgica, sia dando alla preghiera un'espressione più soave e favorendo l'unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri. La Chiesa poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie» (112).

La situazione attuale
Alla luce del pensiero della Chiesa così frequentemente espresso, noi non possiamo evitare di essere preoccupati per la situazione attuale della musica sacra, che è quantomeno drammatica, con abusi nel campo della musica sacra che sono ora la norma, piuttosto che l'eccezione. Noi riassumeremo qui alcuni di questi elementi che contribuiscono allo stato presente di desolazione in cui versa la musica sacra nella liturgia.
1. C'è stata una mancanza di comprensione dell'"aspetto musicale della liturgia", cioè, che la musica è una parte integrale della vera essenza della liturgia come pubblico, formale e solenne culto a Dio. Noi non dobbiamo semplicemente cantare durante la Messa, ma cantare la Messa. Quindi, come "Musicam Sacram" stessa ci ricorda, le parti che spettano al celebrante dovrebbero essere cantillate usando i toni contenuti nel Messale, con l'assemblea che risponde a queste parti; il canto dell'"Ordinarium Missae" in canto gregoriano o in musica ad esso ispirato dovrebbe essere incoraggiato; e anche ai Propri della Messa dovrebbe essere dato un posto d'onore che anche significhi la loro importanza storica, la loro funzione liturgica e la loro profondità teologica. Un approccio simile si applica anche al canto nell'ufficio divino. Sarebbe un mostrare una specie di vizio di "inedia liturgica" il non cantare la liturgia, usando solo "musica di consumo" piuttosto che musica sacra, rifiutare di educarsi o di educare gli altri nella tradizione della Chiesa e nelle sue direttive, mettendo poco o nessuno sforzo per l'edificazione di un programma dignitoso di musica sacra.
2. Questa mancanza di comprensione liturgica e teologica va insieme con l'aver abbracciato il secolarismo. Il secolarismo di stili musicali pop ha contribuito alla desacralizzazione della liturgia e allo stesso tempo il secolarismo dettato dalle esigenze di profitto di un certo tipo di mercato ha favorito l'imposizione di mediocri repertori di musica per le parrocchie. Ha incoraggiato un antropocentrismo nella liturgia che mette in pericolo la vera natura della stessa. In ampi settori della Chiesa al giorno d'oggi c'è una relazione scorretta con la cultura, che può essere vista come una "rete di connessioni". Nell'attuale situazione della musica liturgica (e della liturgia in se stessa, perché le due sono legate), noi abbiamo interrotto questa rete di connessioni con il nostro passato e abbiamo provato a collegarci ad un futuro che però non ha significato senza contatto con il suo passato. Oggi la Chiesa non sta attivamente usando la sua ricchezza culturale per evangelizzare, ma è piuttosto essa stessa usata da una cultura secolarizzata, nata in opposizione alla Cristianità, che destabilizza quel senso di adorazione che è al cuore della fede Cristiana.
Papa Francesco, nella sua omelia per la festa del Corpus Domini (4 giugno 2015) ha parlato dello "stupore della Chiesa davanti a questa realtà [della Santa Eucaristia]. Uno stupore che alimenta sempre la contemplazione, l’adorazione e la memoria". In molte delle nostre Chiese in giro per il mondo, dove è oramai questo senso di contemplazione, adorazione e stupore per il mistero dell'Eucaristia? Esso è perduto perché oramai stiamo vivendo una sorta di Alzheimer spirituale, una malattia che ci sta strappando le nostre memorie teologiche, artistiche, musicali e culturali. È stato affermato che noi dovremmo introdurre la cultura di ogni popolo nella liturgia. Questo potrebbe essere giusto, se compreso correttamente, ma non nel senso che la liturgia (e la sua musica) debba divenire il luogo dove esaltare una cultura secolare. Essa è un luogo dove la cultura, ogni cultura, deve essere trasportata a un altro livello e purificata.
3. Ci sono gruppi che spingono per un "rinnovamento" che non riflette l'insegnamento della Chiesa ma serve solo la propria agenda, visione del mondo e interessi. Questi gruppi hanno alcuni dei loro membri in importanti posti di comando, da dove possono mettere in pratica i loro piani, la loro idea di cultura e il modo in cui noi dovremmo avere a che fare con tematiche di attualità. In alcuni paesi potenti lobby hanno contribuito alla sostituzione "de facto" di repertori liturgici fedeli alle direttive del Vaticano II con repertori di bassa qualità. Quindi siamo finiti con repertori di nuova musica liturgica di qualità molto bassa, sia per quello che riguarda il testo, sia per quello che riguarda la musica. Questo è comprensibile quando riflettiamo sul fatto che nulla che ha valore duraturo può venire da una mancanza di formazione e perizia, specialmente quando questa gente non si cura dei saggi insegnamenti contenuti nella tradizione della Chiesa:
«Per tali motivi il canto gregoriano fu sempre considerato come il supremo modello della musica     sacra, potendosi stabilire con ogni ragione la seguente legge generale: tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell’andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme» (San Pio X, Motu Proprio "Tra le sollecitudini").
Oggi questo "supremo modello" è spesso scartato, se non disprezzato. L'intero Magistero della Chiesa ci ha ricordato l'importanza di aderire a questo importante modello, non come una maniera di limitare la creatività ma come una base su cui l'ispirazione può fiorire. Se desideriamo che i fedeli si mettano alla sequela di Gesù, noi dobbiamo preparare per loro la "casa" con il meglio che la Chiesa può offrire. Noi non li invitiamo nella nostra casa, la Chiesa, per dare loro un sottoprodotto musicale e artistico, quando essi possono trovare un più accattivante stile pop al di fuori di essa.  La liturgia è un "limen", una soglia che ci permette di passare dalla nostra esistenza quotidiana alla celebrazione con gli angeli: "Et ideo cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia cælestis exercitus, hymnum gloriæ tuæ canimus, sine fine dicentes…".
4. Questo disprezzo per il canto gregoriano e i repertori tradizionali è un segno di un problema più grande, quello del disprezzo per la Tradizione. La "Sacrosanctum Concilium" insegna che l'eredità artistica e musicale dovrebbe essere rispettata e tenuta in grande conto, perché rappresenta secoli di culto e preghiera, ed è una espressione dei più alti vertici della creatività e spiritualità umana. C'era un tempo in cui la Chiesa non aveva necessità di rincorrere l'ultima moda, ma era creatrice ed arbitro della cultura. La mancanza di impegno a difendere la tradizione ha messo la Chiesa e la sua liturgia su sentieri incerti e tortuosi. La tentata separazione del Vaticano II dagli insegnamenti precedenti della Chiesa è un vicolo cieco, e l'unico modo per uscirne è l'ermeneutica della continuità, sostenuta dal Papa Benedetto XVI. Recuperare l'unità, integrità e armonia nella dottrina Cattolica è la condizione per riportare la musica e la liturgia alla loro condizione più nobile. Papa Francesco ci ha insegnato nella sua prima enciclica: "La conoscenza di noi stessi è possibile solo quando partecipiamo a una memoria più grande" ("Lumen Fidei" 38).
5. Un'altra causa di decadenza della musica sacra è il clericalismo, l'abuso di posizioni e di "status" da parte del clero. Il clero, che è al giorno d'oggi spesso poveramente educato nella grande tradizione della musica sacra, continua  a prendere decisioni sul personale da impiegare e sulle direttive da offrire, contravvenendo spesso lo spirito autentico della liturgia e il rinnovamento della musica sacra, così richiesto ai nostri giorni. Più che spesso alcuni membri del clero contraddicono gli insegnamenti del Vaticano II in nome di un supposto "spirito del Concilio". C'è da aggiungere che, specie in paesi di antica tradizione Cristiana, gli stessi membri del clero hanno spesso accesso a posizioni nell'ambito musicale-liturgico che sono precluse al laicato, quando ci sono musicisti laici pienamente capaci di offrire un servizio di qualità uguale o anche superiore alla Chiesa.
6. Notiamo anche un problema di compensi inadeguati (a volte, ingiusti) per i musicisti laici. L'importanza della musica sacra nella liturgia Cattolica richiede che almeno alcuni membri della Chiesa, in ogni angolo del mondo, siano ben educati e tecnicamente ben equipaggiati, così da potere servire il popolo di Dio in questo campo. Non è forse vero che dovremmo dare a Dio il nostro meglio? Nessuno sarebbe sorpreso o disturbato nel sapere che i medici hanno bisogno di un salario per sopravvivere, nessuno accetterebbe cure mediche da un volontario senza adeguata preparazione: i sacerdoti hanno il loro salario, perché non possono vivere se non mangiano, e se non mangiano non sarebbero in grado di preparare se stessi nelle scienze teologiche o in grado di dire Messa con la dovuta dignità. Se paghiamo i fiorai e i cuochi che aiutano nelle parrocchie, perché sembra strano  che coloro che svolgono attività musicale per la Chiesa possano avere diritto ad un giusto compenso (vedi canone 231)?
Proposte per un cambiamento positivo
Può sembrare che ciò che abbiamo detto sia pessimistico, ma noi manteniamo la speranza che c'è una via per uscire da questo inverno. Le seguenti proposte sono offerte "in spiritu humilitatis", con l'intenzione di recuperare la dignità della liturgia e della sua musica nella Chiesa.
1. Come musicisti, sacerdoti, studiosi e Cattolici che amano il canto gregoriano e la sacra polifonia, così frequentemente lodati e raccomandati dal Magistero, chiediamo per una riaffermazione di questa eredità, insieme con le composizioni sacre moderne in lingua latina o vernacolare che siano anche esse ispirate a questa grande tradizione; e chiediamo passi concreti per promuoverla ovunque, in ogni Chiesa in giro per il mondo, così che tutti i Cattolici possano cantare le lodi di Dio con una voce, una mente, un cuore, una cultura comune che trascenda tutte le differenze. Noi chiediamo anche una riaffermazione dell'importanza unica dell'organo a canne per la sacra liturgia, per la singolare capacità che ha di elevare i cuori al Signore e per l'essere perfettamente adatto per sostenere il canto dei cori e delle assemblee.
2. Sembra necessario che l'educazione al buon gusto per la musica e la liturgia possa cominciare da giovanissimi. Spesso alcuni educatori senza preparazione musicale pensano che i bambini e le bambine non siano in grado di apprezzare la vera arte. Questo è lontano dalla verità. Usando una pedagogia che li aiuterà ad avvicinarsi alla bellezza della liturgia, i bambini e le bambine possono essere nutriti in un modo che fortificherà il loro spirito, perché sarà offerto loro un pane spirituale nutriente e non l'apparentemente gustoso ma insalubre pane di origine industriale (come succede quando nelle "Messe per i bambini" sono presentate musiche di chiara derivazione pop). Abbiamo notato per esperienze personali che quando i bambini sono esposti a questi repertori ispirati alla tradizione, cominciano ad apprezzarli e a sviluppare una connessione più profonda con la Chiesa.
3. Se è vero che i giovanissimi devono essere messi in grado di poter apprezzare la bellezza della musica e dell'arte, se devono comprendere l'importanza della liturgia come "fons et culmen" della vita della Chiesa, è anche vero che dobbiamo anche avere un laicato protagonista nella vita della Chiesa e che ne segua il Magistero. Dobbiamo dare spazio a musicisti laici ben formati in aree che hanno a che fare con l'arte e la musica. Essere un musicista competente per la liturgia richiede anni di studio. Questo status "professionale" deve essere riconosciuto, rispettato e promosso nella pratica. Parlando di questo, noi speriamo sinceramente che la Chiesa continui a lavorare contro ovvie e sottili forme di clericalismo, così che anche il laicato possa offrire il suo pieno contributo in aree dove l'ordinazione al sacerdozio non è un requisito indispensabile.
4. Una insistenza su repertori di più altro livello e su personale professionalmente più preparato dovrebbe essere specialmente rafforzata per ciò che riguarda Cattedrali e Basiliche. I Vescovi in ogni diocesi dovrebbero assumere almeno un maestro di cappella ben preparato e/o un'organista, che dovrebbero seguire chiare direttive su come eseguire musica liturgica eccellente nella cattedrale o basilica e dovrebbero offrire un esempio luminoso su come combinare lavori della grande tradizione con appropriate nuove composizioni. Pensiamo che un principio solido per questo sarebbe di seguire quello che è richiesto dalla Sacrosanctum Concilium: "Infine non si introducano innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità della Chiesa, e con l'avvertenza che le nuove forme scaturiscano organicamente, in qualche maniera, da quelle già esistenti" (23).
5. Suggeriamo che in ogni Basilica e Cattedrale ci sia un incoraggiamento per una messa settimanale celebrata in latino (in una delle forme del Rito romano) così da mantenere il contatto che abbiamo con la nostra eredità liturgica, culturale, artistica e teologica. Il fatto che molti giovani oggi stiano riscoprendo la bellezza del latino nella liturgia è sicuramente un segno dei tempi e ci spinge a seppellire le battaglie del passato per cercare un approccio più "Cattolico", che ci porti in dote l'eredità di tutti i secoli della liturgia Cattolica. Con il facile reperimento di libri, opuscoli e risorse in internet, non sarà difficile facilitare la partecipazione attiva di coloro che desiderano partecipare a liturgie in latino. Inoltre, ogni parrocchia dovrebbe essere incoraggiata  ad avere una Messa pienamente cantata ogni domenica.
6. L'istruzione nella liturgia e nella musica del clero dovrebbe essere una priorità per i Vescovi. Il clero ha la responsabilità di imparare e far pratica delle melodie liturgiche, seguendo "Musicam Sacram" e altri documenti; essi dovrebbero essere in grado di poter cantillare le preghiere della liturgia, non soltanto di recitare le parole. Nei seminari e nelle università dovrebbero divenire familiari con la grande tradizione della musica sacra nella Chiesa e apprezzarla, in armonia con il Magistero e seguendo i solidi principi che troviamo in Matteo 13, 52: "Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche".
7. Nel passato, gli editori cattolici hanno giocato un ruolo importante nel diffondere buoni esempi di musica sacra, dei maestri del passato e nuova. Oggi gli stessi editori, anche se appartengono a diocesi o istituzioni religiose, spesso diffondono musica non adatta per liturgia, seguendo considerazioni soltanto di natura commerciale. Molti fedeli Cattolici pensano che quello che gli editori più conosciuti offrono sia in linea con la dottrina della Chiesa Cattolica su musica e liturgia, ma spesso non è così. Gli editori cattolici dovrebbero avere come primo scopo quello di educare i fedeli nella sana dottrina Cattolica e dare buone direttive liturgiche, non quello di fare soldi.
8. La formazione dei liturgisti è anche fondamentale. Così come i musicisti devono capire gli elementi essenziali della storia e della teologia della liturgia, così anche i liturgisti dovrebbero essere educati nel canto gregoriano, nella polifonia e nell'intera tradizione della Chiesa, così da poter discernere tra ciò che è buono e ciò che è cattivo.

Conclusione
Papa Francesco, nella sua enciclica "Lumen Fidei", ci ha ricordato il modo in cui la fede connette passato e futuro:
«È vero che, in quanto risposta a una Parola che precede, la fede di Abramo sarà sempre un atto di memoria. Tuttavia questa memoria non fissa nel passato ma, essendo memoria di una promessa, diventa capace di aprire al futuro, di illuminare i passi lungo la via. Si vede così come la fede, in quanto memoria del futuro,  memoria futuri, sia strettamente legata alla speranza» (LF 9).
Questo ricordo, questa memoria, questo patrimonio che è la nostra tradizione Cattolica non è qualcosa del passato soltanto. È ancora una forza vitale nel presente, e sarà sempre un dono di bellezza per le generazioni future. "Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose grandiose,  ciò sia noto in tutta la terra.  Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele" (Is 12, 5-6).