«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

lunedì 28 novembre 2016

I Cardinali che chiedono al Papa chiarezza non sono eretici

L’articolo qui di seguito proposto è apparso su Katholisch.de, cioè «il portale Internet della Chiesa cattolica tedesca». 
Il giornalista è molto franco e difende l’idea che la Chiesa non possa tralasciare di dare risposte chiare ai fedeli cattolici e di esigere una discussione pubblica e chiarificatrice su «domande di fede». 
Il riferimento è alla lettera dei quattro Cardinali al Papa in merito all'interpretazione dell'Amoris laetitia. 


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I Cardinali che chiedono al Papa chiarezza non sono eretici, bensì adempiono il loro dovere episcopale. Joachim Meisner, Walter Brandmüller, Raymond Burke e Carlo Caffarra, perciò, con la loro lettera hanno adempiuto al compito loro affidato: consigliare e sostenere il Papa nel cuore dei problemi e nel retto governo della Chiesa. Ora, in una consultazione che sia di buona qualità, vanno ascoltate anche le interrogazioni a riguardo delle decisioni gravi.
Invece un vescovo della Grecia erroneamente rimprovera i Cardinali di diffondere l’eresia. Che Frangkiskos Papamanolis si trovi in errore, lo dimostra la definizione del concetto: Eretico è chi mette in dubbio o addirittura rifiuta una verità di fede definita. Nessuno dei quattro Cardinali si è macchiato di questo reato, perché anzi essi entrano in campo proprio per favorire una maggiore chiarezza circa le Verità della Chiesa.
Gli autori della lettera non sono affatto dissidenti che indossano la Porpora, ma uomini di chiesa che, in modo aperto, si prendono cura della disciplina della Chiesa. E ciò è qualcosa che proprio nella Chiesa in Germania ha una tradizione. Alla fine del XIX secolo, infatti, fu appunto l’episcopato tedesco a porre in guardia circa le conseguenze politiche del dogma dell’infallibilità papale. Successivamente, furono sempre tedeschi i teologi che si fecero avanti con la loro lotta contro l’Antimodernismo. E ancora, furono sempre i vescovi tedeschi che, nel 1968, osarono criticare pubblicamente papa Paolo VI per la sua eciclica Humane vitae. Ma certamente anche la Königsteiner Erklärung [una dichiarazione dei vescovi tedeschi che rifiutavano l’insegnamento dell’enciclica Humane vitae, N. d. T.], fu un atto tanto poco eretico quanto poco lo è adesso la lettera dei Cardinali.
Ci sono domande di fede che la Chiesa deve portare alla luce pubblica del discorso. A questo riguardo si rendono talvolta necessarie anche obbiezioni critiche da parte di vescovi, specialmente Cardinali. Sicché, così come la vita di fede della Chiesa ha assunto forme diverse, così anche le necessarie modalità di correzione sono diverse. Una volta erano dubbi progressisti di fronte a irrigidimenti ecclesiastici, oggi sono richiami e monizioni. E di certo porre dubbi non significa rifiuto: nel dubbio parla sempre il desiderio di un rafforzamento nella fede, attraverso la direzione e la guida della Chiesa. Perciò, la lettera dei Cardinali non è eresia, ma valido contributo a un dibattito esistenziale della Chiesa.



I buoni pastori non sono eretici - di Kilian Martin
Fonte: Katholisch.de, 25.11.2016

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