«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

sabato 28 gennaio 2017

Il cardinal Burke ha celebrato una messa per la vita e contro l'aborto a Dallas (celebrates Pro-Life Mass in Dallas)

IL VIDEO

https://vimeo.com/201062755


Cardinal Raymond Burke celebrated a Mass of Reparation on Sunday, the 44th anniversary of the infamous Supreme Court decision legalizing abortion in the United States. The Mass was one of several events His Eminence participated in during the weekend. The Pro-Life Mass was hosted at Mary Immaculate Church in Farmers Branch, a suburb of Dallas, and organized by Catholic Action for Faith and Family and Birth Choice of Dallas. The Mass was promoted as an act of Reparation for the heinous sin of abortion in the United States. During his homily, Cardinal Burke said, “Today, we celebrate the 44th Anniversary of the Supreme Court Decision in the case Roe v. Wade. We recognize in that decision of the highest court of our nation a rebellion against God and His Law written upon every human heart in its first and most fundamental tenet: to safeguard and to foster human life from the moment of conception to the moment of natural death. In the context of our reflection upon the beginning of the Public Ministry of Our Lord, we recognize that the Gospel which He preached, calling us to repentance, is, first of all, the Gospel of Life.” The Mass was attended by faithful from around Texas. The pastor of Mary Immaculate, Fr. Michael Forge, said it was the largest turnout for a Mass he had ever had with over 1500 in attendance. An extensive honor guard of the Knights of Columbus added to the solemnity along with a beautiful choir and brass ensemble. A special display of relics of St. Gianna Beretta Molla was provided for veneration by Catholic Action for Faith and Family’s St. Gianna Physicians Guild apostolate. A lock of hair, the saint’s fetus scope, a pair of gloves and a silk scarf positioned in from of the altar inspired people to pray and remember this heroic wife, mother and physician who risked her life to save her unborn baby in the womb. Cardinal Burke highlighted the event in a short interview he gave prior to the Mass which can be watched at: https://vimeo.com/201062755 or here:
Over the weekend His Eminence was also the honored key-note speaker at the annual Birth Choice Benefit Dinner. Birth Choice is a clinic that serves the needs of women, men and families in the Dallas area with services provided free of charge. The event was attended by over 500 people, double the usual attendance, with the number of priests and religious in attendance “exceptional,” explained the organizer Christina Smith. The theme he was asked to speak about was the title of the cardinal’s latest book, “Hope for the World.”
During his address Cardinal Burke spoke about his early days of formation and his call to the priesthood. He explained how blessed he was to “have known directly many of the riches of the Church’s life and, therefore, understand why many young people today, who only know about them from their study or from conversations with the older generation, are so strongly attached to the Usus Antiquior, to what we now call liturgically the Extraordinary Form of the Roman Rite.”
He concluded underlining the “especially the irreplaceable service of the lay faithful in the sanctification of the temporal order.”
While in Dallas Cardinal Burke also visited Holy Trinity Seminary where he prayed with the seminarians and addressed them about the importance of their vocation to be called to the sacred priesthood. The seminarians were pleased to be able to meet and greet His Eminence while some had him sign books and asked for his blessing.


Thomas McKenna
Fonte: https://www.lifesitenews.com/news/cardinal-burke-roe-v.-wade-was-a-rebellion-against-god-and-his-law

venerdì 27 gennaio 2017

L'obiettivo è la testa del cardinale Raymond Leo Burke?



Il duro e inusuale intervento di papa Francesco che ha forzato alle dimissioni il Gran Maestro Robert Matthew Festing per poi annunciare una sorta di commissariamento del Sovrano Militare Ordine di Malta, pare essere soltanto l’inizio di un terremoto sia nella Chiesa sia nel campo dei rapporti internazionali.
In gioco ci sono molte questioni importanti: la corrispondenza delle attività caritative alla dottrina della Chiesa e l’autonomia di un ente sovrano, anzitutto, ma appare ormai evidente che l’esasperazione dei toni ha come obiettivo la testa del cardinale Raymond L. Burke, che dell’Ordine di Malta è il cardinale patrono, una figura un po’ assistente spirituale e un po’ diplomatico vaticano presso l’Ordine. Burke, tra i cardinali che più manifestano perplessità per alcune scelte e decisioni di papa Francesco e uno dei quattro firmatari dei Dubia circa l’Amoris Laetitia, è da tempo nel mirino, tanto che già la nomina a patrono dell’Ordine di Malta nel novembre 2014 era stata una degradazione rispetto alla carica di prefetto del Tribunale della Segnatura apostolica che ricopriva allora.
Come è noto, la crisi ha inizio quando lo scorso novembre il Gran Maestro Festing destituisce il Gran Cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager, reo di aver favorito la distribuzione di contraccettivi in Africa e Asia all’interno di programmi di sviluppo finanziati dall’Ordine. Boeselager respinge le accuse, non accetta la destituzione e chiede l’intervento della Santa Sede che, in effetti nomina una commissione, presieduta dall’arcivescovo Silvano Tomasi, incaricata di appurare come si sono svolte le vicende. A nome dell’Ordine di Malta, Festing dichiara la volontà di non collaborare con la commissione vaticana, ritenuta un’indebita ingerenza nelle vicende interne di un ente sovrano. Pronta risposta della segreteria di Stato che rivendica la legittimità dell’indagine, che è solo conoscitiva, ma il braccio di ferro va avanti (per approfondire gli eventi clicca qui) fino alla svolta inaudita del 24 gennaio.
Nel tardo pomeriggio papa Francesco ha convocato Festing e gli ha chiesto le dimissioni immediate, inducendolo a scrivere alla sua presenza la lettera richiesta. Non sappiamo ovviamente tutti i contenuti del colloquio ma la pressione morale deve essere stata fortissima se Festing ha accettato di rimangiarsi il comunicato di pochi giorni prima in cui rivendicava con fierezza la sovranità dell’Ordine. E ci sono anche voci secondo cui nella lettera di dimissioni ci potrebbero essere riferimenti al ruolo attivo che il cardinale Burke avrebbe avuto nella destituzione di Boeselager.
In effetti da quando il caso è esploso, dagli ambienti vicini a papa Francesco si insiste molto sulle presunte responsabilità di Burke che avrebbe millantato un inesistente sostegno del Papa alla decisione di silurare il Gran Cancelliere. È interessante da questo punto di vista notare come su questo punto insista molto la testata Vatican Insider, il cui lavoro di cecchinaggio – come si sa - è implacabile. Invano Burke nega la circostanza e il fatto che come cardinale patrono non ha voce in capitolo in decisioni che sono frutto di procedure interne dell’Ordine. Le accuse nei suoi confronti sono un crescendo, malgrado sia chiaro che dietro lo scontro nell’ordine ci siano divisioni che si trascinano da anni tra diverse cordate nazionali arricchite recentemente da un contenzioso intorno a un lascito di 120 milioni di euro depositati in un trust in Svizzera (clicca qui).
In ogni caso ieri, 25 gennaio, la Sala Stampa della Santa Sede – con involontario umorismo - ha comunicato l’avvenuta accettazione delle dimissioni del Gran Maestro Festing. Inoltre ha annunciato la prossima nomina di un Delegato Pontificio chiamato a governare l’Ordine (affidato nell’interim al Gran Commendatore). In altre parole l’Ordine di Malta è da considerarsi “commissariato” dalla Santa Sede.
Si tratta di una decisione senza precedenti che ha provocato grosso sconcerto e non mancherà di avere ripercussioni internazionali: l’Ordine di Malta è infatti un ente sovrano, uno Stato senza territorio, che ha anche accreditato un ambasciatore presso la Santa Sede. Come ha notato il settimanale inglese The Catholic Herald, la decisione del Papa equivale a una vera e propria annessione, una palese violazione del diritto internazionale che, in prospettiva, mette a rischio anche l’indipendenza della Santa Sede. Con un precedente di questo genere, come potrebbe infatti difendersi legalmente la Santa Sede se, ad esempio, un giorno «il governo italiano scegliesse di vedere l’indipendenza della Città del Vaticano come una formalità anacronistica»?
Nel presente intanto, la decisione rischia di distruggere la millenaria attività dell’Ordine di Malta, presente in tutto il mondo con «opere di misericordia verso gli ammalati, i bisognosi e le persone prive di patria», come recita la Costituzione. La presenza dell’Ordine di Malta in oltre cento paesi è garantita dalla rappresentanza diplomatica, che oggi potrebbe essere messa in seria discussione proprio per questa perdita di sovranità.
Sarebbe un clamoroso autogol per la Chiesa, e sarebbe davvero incomprensibile se poi si confermasse che un obiettivo è la testa del cardinale Burke. L’insistenza con cui lo si accusa di essersi fatto scudo del Papa per silurare un personaggio non gradito – ignorando peraltro la sua smentita – lascia presagire la volontà di una punizione pesante (per un cardinale è tra le peggiori accuse). A maggior ragione se venisse confermata la “confessione” imposta al Gran Maestro Festing. Si potrebbe pensare addirittura che si voglia cogliere l’occasione per arrivare a quella punizione invocata da alcuni prelati all’indomani della pubblicazione dei Dubia per i cardinali che li avevano firmati: ovvero la revoca della porpora. Ad ogni modo l’impressione è che siamo solo all’inizio.

Riccardo Cascioli
Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-papa-commissaria-l-ordine-di-maltaora-si-aspetta-la-punizione-per-il-cardinale-burke-18757.htm

Burke e gli altri cardinali chiedono al Papa di pronunciarsi, di parlare, finalmente, chiaramente


Ma come si permette il cardinale Raymond Burke, di rilasciare certe interviste a La verità, e di criticare una decisione del papa? Chi crede di essere?
Lui, che si atteggia a tradizionalista, non dovrebbe obbedienza all’autorità “infallibile” del pontefice? Simili dichiarazioni abbondano sulla rete, ad opera soprattutto dei cattolici progressisti e dei loro zelanti fiancheggiatori laici.
Chi sino a ieri derideva il dogma dell’infallibilità pontificia come un rottame del passato, oggi si nasconde dietro la dottrina, dietro la legge, dietro l’autorità, per impedire non ad uno, ma a molti cardinali, di porre delle semplici domande.  Domande, si badi bene, che hanno l’unico difetto di essere chiare, inequivocabili; di impedire a priori, a chi le riceve, per la loro stessa formulazione, una risposta ambigua, vaga, diciamolo pure, gesuitica.
Gesù, nel Vangelo, dedica al matrimonio poche, chiare parole, e invita chi lo ama, ad osservare i suoi comandamenti.  Amoris laetitia, al contrario, è un documento verboso, inconcludente, in cui le novità dottrinali, per le quali è stato concepito, sono messe pudicamente in tre note (che vanno lette e rilette  per capire cosa vogliano dire). Amoris laetitia è, ancora, un documento sinodale, non scritto dai padri sinodali ma da alcuni ghost writer scelti ab origine per le loro posizioni; redatto all’inizio, e non, come dovrebbe essere, alla fine del Sinodo; imposto da una minoranza interna alla Chiesa che ha voluto diventare maggioranza appoggiandosi ai media ostili alla dottrina cattolica sul matrimonio. Un po’ come l’alleanza tra Giuda, i farisei e Pilato, contro Gesù.
Bisogna dirsi la verità: è in atto una vera guerra, nella Chiesa, con due schieramenti sempre più definiti. I cardinali più vicini al magistero su vita e famiglia di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, da una parte; i vecchi contestatori alla Walter Kasper, dall’altra.
Nel campo giornalistico, lo schieramento è quello che ci si poteva aspettare: coloro che hanno sempre amato Benedetto, come Sandro Magister, Marco Tosatti, Antonio Socci, Giuseppe Rusconi, Lorenzo Bertocchi… a raccontare quanta poca dottrina, sinodalità, tolleranza, misericordia via sia nell’attuale gestione della Chiesa; il fronte progressista di Alberto Melloni, Luigi Accattoli, Marco Politi eccetera, a celebrare invece, con dosi massicce di incenso e appositi turiboli, “le magnifiche sorti e progressive” della nuova chiesa di Francesco. Con qualche sorpresa: l’ex destrorso Andrea Tornielli, un tempo contiguo agli ambienti più tradizionali della Chiesa, passato armi e bagagli ad esaltare ciò che ieri condannava o snobbava (lo vogliamo definire “governativo”?), e Aldo Maria Valli, vaticanista storicamente della sinistra ecclesiale moderata, oggi smarrito e leggermente adirato di fronte alla mutazione genetica in atto.
Ma, tornando a pesce al cardinal Burke e agli altri cardinali: possono, dei cattolici, criticare il papa?
La risposta, alla luce della teologia tradizionale, è scontata: certamente!
Anzitutto per un motivo semplicissimo: il loro ruolo, la loro carica. I cardinali non sono dei camerieri con eleganti calzette rosse, ma gli elettori e i più intimi collaboratori del papa. Se poi Francesco preferisce confrontarsi con Pannella, Bonino, Scalfari, Di Caprio e compagnia, diventa quasi obbligatorio, per i suddetti cardinali rimasti senza lo straccio di una risposta e di una udienza, rendere pubblici i loro dubbi; “resistere in faccia” a Pietro, come fece, provvidenzialmente, san Paolo nella Chiesa delle origini.
Si badi bene: i famosi “dubia” sono affidati al papa. Si chiede proprio a lui di rispondere. Nel 2017, a cinquecento anni dalla rivolta di Martin Lutero, dopo l’esaltazione del monaco ribelle proposta dallo stesso Francesco, Burke e gli altri cardinali non apostrofano il papa con gli appellativi luterani (“anticristo”, “impostore”, “servo del demonio” …); non delegittimano la sua autorità: gli chiedono di pronunciarsi, di parlare, finalmente, chiaramente. Forse convinti che il papa non abbia il coraggio di contraddire apertamente i suoi predecessori; oppure confidando nello Spirito Santo, che, secondo molti teologi, più che “scegliere” il papa, come spesso erroneamente si dice, impedisce che egli possa proclamare, solennemente, ex cathedra, un’eresia esplicita.
Il papa, questo è l’insegnamento tradizionale della Chiesa e della storia, può sbagliare sia nella vita personale, sia come teologo privato. Scriveva san Vincenzo da Lerino: “Dio alcuni papi li dona, altri li tollera, altri ancora li infligge”.
Proprio a seguito della proclamazione del dogma della infallibilità pontificia (1870), il beato cardinal John Henry Newman, nella Lettera al duca di Norfolk, volle chiarirne il significato, consapevole delle banalizzazioni e delle incomprensioni che ne sarebbero derivate: “Con tutto ciò sono lontano dall’affermare che i papi non abbiano mai torto; che non ci si debba mai opporre a loro, oppure che le loro scomuniche abbiano sempre effetto. Non sono tenuto a difendere la politica e gli atti di singoli Papi… Indubbiamente ci sono azioni di papi alle quali nessuno amerebbe aver avuto parte”. E aggiungeva che la Chiesa docente non è sempre stata, nella storia, “lo strumento più attivo dell’infallibilità: vedi il caso della crisi ariana”: “Fu forse Pietro infallibile, quando ad Antiochia Paolo gli si oppose a viso aperto? O fu infallibile san Vittore allorché separò dalla sua comunione le chiese dell’Asia, o Liberio quando, egualmente, scomunicò sant’Atanasio?…”.
Argomentando in questo modo, Newman ricordava di non dire nulla di nuovo, ma di essere nel solco del pensiero millenario della Chiesa.
La forza di Burke, Caffarra e degli altri cardinali, anche di quelli più timorosi e ondivaghi, come il cardinal Mueller, sta in questo: tutto ciò che fanno è per amore della Chiesa di Cristo.
Se cercassero successo, onori, vita tranquilla, starebbero al calduccio dall’altra parte.

La Verità, 14/1/2016

mercoledì 11 gennaio 2017

Burke: "Nessun ultimatum al Papa ma noi cardinali dubbiosi siamo ben più di quattro e andremo avanti"


Nella foto il richiamo dell'intervista pubblicata l'11 gennaio 2017 sul quotidiano la Verità, dove il card. Burke ribadisce le stesse idee espresso a The Remnant

***

In una lunga intervista a The Remnant il cardinale Leo Raymond Burke, già prefetto della Segnatura apostolica, e uno dei quattro firmatari della lettera in cui si chiede al Pontefice regnante di chiarire cinque “Dubia” su matrimonio e sacramenti in relazione ad Amoris Laetitia, conferma che la “correzione” delle ambiguità ci sarà. E spiega perché la lettera è stata resa pubblica. Ecco nella nostra traduzione, qualche brano dell’intervista.
“Bene, prima di tutto, come ho dichiarato sin dall’inizio, la forma stessa di Amoris Laetitia, e attualmente, le parole del Papa nel documento, indicano che questo non è un esercizio del magistero papale. E il modo in cui il documento necessariamente è letto, come con ogni documento, è alla luce dell’insegnamento costante e della pratica della Chiesa. E così le dichiarazioni in AL che sono in accordo con l’insegnamento costante e la pratica della Chiesa sono molto buone.
Ma c’è un certo numero di dichiarazioni che sono nel migliore dei casi ambigue e devono essere chiarificate e questo è perché quattro di noi cardinali hanno posto, secondo la pratica classica della Chiesa, cinque domande al Santo Padre che riguardano i fondamenti stessi della vita morale e l’insegnamento costante della Chiesa sotto questo aspetto. Ed è chiaro che noi, presentando i Dubia e ponendo quelle domande, crediamo che se non viene data una riposta c’è un grande pericolo di una confusione continua nella Chiesa, che conduce le anime in errore rispetto a questioni che hanno proprio a che fare con la loro salvezza
Così certamente, senza un chiarimento su queste questioni, c’è un potenziale di scandalo.
Per quanto riguarda la questione dell’eresia, uno deve essere molto attento all’eresia sostanziale e all’eresia formale: ci sono dichiarazioni reali nel testo che sono sostanziali? Sono in contraddizione con la fede cattolica? Eresia formale: la persona – cioè la persona del papa che ha scritto il documento – intende proclamare un insegnamento eretico? E io non credo affatto che sia così. E credo che il linguaggio e così via sia ambiguo ed è difficile dire che queste dichiarazioni ambigue sono sostanzialmente eretiche. Ma devono essere chiarite, e rifiutare di chiarire può indurre la gente in errore, in un pensiero radicale rispetto a questioni molto serie.
Le conseguenze di un’applicazione sbagliata dell’Amoris Laetitia (Burke parla dell’interpretazione fornita dalla diocesi di San Diego) sarebbero “molto devastanti”, e si potrebbe pensare che “l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio è finito”.
Quindi “è necessario che ci sia una risposta ai Dubia”. E deve farlo il Papa, “nel suo ufficio di guardiano delle verità della fede, e di promotore delle verità della fede”.
Le lettera in cui il Papa ha scritto ai vescovi argentini che la loro interpretazione dell’AL è quella giusta che valore ha? “Quello che ha scritto in quella lettera significa che questa è la sua personale comprensione del problema. Ma quella lettera può difficilmente essere considerata un esercizio del magistero papale. E così, è una situazione penosa in cui essere coinvolti, ma noi semplicemente dobbiamo continuare a fare pressione per chiarire la questione”.
Sulla possibilità che il Papa gli tolga la dignità cardinalizia, Burke è esplicito: “Non ci penso proprio, voglio dire, certo, è possibile, è accaduto storicamente, che un cardinale abbia perso il suo titolo: Ma non ci penso perché so quello che è il mio dovere”. A chi gli chiedeva se non aveva paura delle conseguenze, ha risposto: “Quello di cui ho paura è apparire davanti a Nostro Signore il giorno del Giudizio e dover rispondere: no, non ti ho difeso quando eri attaccato, e la verità che hai insegnato era tradita”.
Il dialogo con il Papa è iniziato in maniera privata, ma in seguito i Dubia sono stati resi pubblici. Perché? Burke risponde così: “Quando siamo stati informati che non ci sarebbe stata nessuna risposta, capimmo che dovevamo portare la conversazione davanti a tutta la Chiesa perché così tanti fedeli – così tanti preti e vescovi – stanno esprimendo una grande confusione su questo tema, anche considerando come queste confusioni generano più divisioni in varie parti della Chiesa fra vescovi e vescovi e preti e laici sugli insegnamenti fondamentali della Chiesa. Bene, quello è il lavoro del demonio. Lo Spirito Santo genera unità e la conversione quotidiana della vita di Cristo che ci aiuta a superare i nostri peccati e a vivere secondo la verità. Così questa confusione, questa divisione deve essere affrontata e risolta”.
Ci sarà una “correzione formale”? Burke ha risposto così:
“Non sembra molto diverso dai Dubia. In altre parole, le verità che sembrano essere poste in questione da AL saranno semplicemente poste accanto a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato nell’insegnamento ufficiale della Chiesa. E in questo modo questi errori saranno corretti”.
Per quanto riguarda l’insegnamento della Chiesa su questo punto, è utile vedere “LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA CIRCA LA RECEZIONE DELLA COMUNIONE EUCARISTICA DA PARTE DI FEDELI DIVORZIATI RISPOSATI”, che presenta le proposte fatte proprie dall’Amoris Laetitia e afferma: “Di fronte alle nuove proposte pastorali sopra menzionate questa Congregazione ritiene pertanto doveroso richiamare la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia. Fedele alla parola di Gesù Cristo, la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione”.
E anche l’enciclica “Familiaris Consortio”, di San Giovanni Paolo II, che al n. 84 afferma: “La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”.
Da ignoranti quali siamo, ci sembra però di poter vedere che sia l’uno che l’altro documento sembrano avere un peso ben diverso da un paio di noticine, e da una lettera privata

Marco Tosatti
Fonte: http://www.marcotosatti.com/2017/01/11/burke-la-correzione-ci-sara-confusione-e-divisione-di-al-sono-opera-del-demonio-bisogna-rimediare/


martedì 10 gennaio 2017

Ritorno Ad Orientem: Una video-intervista al cardinale Burke


Il cardinale Raymond Leo Burke ha annunciato che tutte le Messe ufficiali presso il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a La Crosse, Wisconsin, saranno celebrati "ad orientem", vale a dire con il sacerdote rivolto verso il tabernacolo, cioè verso il Signore.

Il comunicato stampa ufficiale dal Santuario dice:

His Eminence, Raymond Leo Cardinal Burke, Founder of the Shrine of Our Lady of Guadalupe, has announced that the Holy Mass at the Shrine will now regularly be offered with the priest facing the East or ad orientem. While individual priests, on pilgrimage to the Shrine, wishing to offer the Holy Mass facing the congregation or versus populum, may certainly do so, in accord with current Church discipline, the regular celebrations of the Holy Mass at the Shrine will be ad orientem.  In his homilies for both the Third Sunday of Advent and the Solemnity of Our Lady of Guadalupe, Cardinal Burke offered a catechesis regarding the orientation of the priest and people during the offering of the Sacrifice of the Mass. He explained that the priest at the head of the congregation will, with the congregation, turn toward the Lord during the prayers and, above all, during the Eucharistic Prayer, in order to render more visible our recognition that it is Our Lord Himself Who inspires our prayer and Who acts during the Eucharistic Prayer to make sacramentally present His Sacrifice on Calvary for our eternal salvation. We all turn to Him; we all look to Him.  He further explained that the practice of the priest facing the congregation, which developed during the years after the Second Vatican Ecumenical Council, was not in fact a discipline ordered by the Council. He observed that, while it may have seemed helpful at the time, it now seems fitting and indeed important to return to the ancient practice by which the union of the priest who offers the Sacrifice of the Mass, in the person of Christ, and the congregation is visible to us all and inspires in us a more ready recognition of Christ in our midst, as He is most fully and perfectly present in the Eucharistic Sacrifice. Quoting Cardinal Robert Sarah, Prefect of the Congregation for Divine Worship and the Discipline of the Sacraments, he explained that the teaching of the Second Vatican Ecumenical Council on the Sacred Liturgy does not speak of a change in the ancient discipline according to which “during the Rite of Penance, the singing of the Gloria, the orations and the Eucharistic Prayer, all, priests and faithful, should turn together towards the East, to express their desire to participate in the work of worship and of redemption accomplished by Christ.” He explained that, returning to the ancient practice of the Church, we all face the East, we all face the Lord, during Sacred Worship. It is not a question of the priest turning his back to the faithful but rather directing himself, with the faithful, to Christ Who makes sacramentally present His Sacrifice for our eternal salvation. He expressed the hope that, purifying and enriching the liturgical practice at the Shrine, we will be one with Our Lady of Guadalupe in giving witness to the all-merciful love of God present, in a most extraordinary manner, in the Eucharistic Sacrifice. He also explained that facing our Lord in Sacred Worship gives form to our daily living. In everything that we think and say and do, we are to turn to the Lord. Each day, we devote ourselves anew to the conversion of our lives to Christ. We live, intently engaged in the life of the world, but always with our eyes fixed on heaven, on our true destiny and the final destiny of the world. We are called to worship and serve God. We are called to make Christ, not ourselves, the center of our lives, so that we truly serve God, directing our minds and hearts more and more toward Him with fidelity, generosity and obedience.


In sostanza, Sua Eminenza il Cardinale Raymond Leo Burke, fondatore del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, ha annunciato che la Santa Messa nel Santuario sarà regolarmente offerto con il sacerdote rivolto ad orientem. Naturalmente tutti i singoli sacerdoti, in pellegrinaggio al Santuario, che desiderano offrire la Santa Messa versus populum, possono certamente continuare a farlo, in accordo con la disciplina Chiesa attuale, tuttavia le celebrazioni regolari della Santa Messa nel Santuario saranno sempre “ad orientem” perché “rende più visibile il nostro riconoscimento che è il Signore stesso che ispira la nostra preghiera e che agisce durante la preghiera eucaristica, rendendo sacramentalmente il suo sacrificio sul Calvario per la nostra salvezza eterna. Noi tutti ci rivolgiamo e guardiamo a Lui. Il Concilio Ecumenico Vaticano II non ha disciplinato la liturgia eucaristica “versus populum” e oggi sembra davvero importante tornare all’antica pratica con cui l'Unione del sacerdote che offre il sacrificio della Messa, nella persona di Cristo, e il popolo è visibile a tutti noi e ispira in noi un riconoscimento più pronto di Cristo in mezzo a noi, come Egli è più pienamente e perfettamente presente nel sacrificio eucaristico.





Il cardinale Burke e l'operazione "Storm Heaven"

Operation Storm Heaven.
 È questo il nome dell’iniziativa portata avanti negli Stati Uniti dal Cardinale Raymond Leo Burke, cardinale diacono di Sant’Agata dei Goti, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta dall’8 novembre 2014 e, dal 26 settembre 2015, membro della Congregazione delle cause dei santi. Si tratta di una campagna nazionale del Rosario, organizzata dalla Catholic Action for Faith and Family, che si propone di riunire un milione di cattolici americani (ma che è estesa ai fedeli cattolici di tutto il mondo) per pregare il Santo Rosario il primo giorno di ogni mese, per tutto l’anno. Le intenzioni specifiche indicate dalla campagna, sotto la guida del cardinale Burke, sono unite a quelli personali di tutti i membri. Globalmente si prega affinchè “nella Chiesa brilli chiaramente la Luce della Verità”, perché “la pace regni nei cuori dei fedeli” e per le intenzioni private di coloro che partecipano alla campagna, pregando il Rosario in solidarietà con gli altri partecipanti di tutto il mondo.


“La campagna è una risposta a tanto male presente nel mondo, che sta sfidando la fede di molte persone e lasciando loro scoraggiati”, ha dichiarato Thomas McKenna, presidente della Catholic Action for Faith and Family e direttore della campagna. “La politica e la retorica degli uomini e delle donne non possono risolvere l’attuale crisi morale dell’America e del mondo. Abbiamo bisogno di assistenza divina”, ha continuato McKenna. “Quale modo migliore per sconfiggere i mali dell’aborto, dell’eutanasia, del matrimonio tra omosessuali, il terrorismo e di tanti altri mali nel nostro mondo, che unendosi in un esercito spirituale attraverso i continenti?”, una sorta di “Rosary Warriors” per “assediare il cielo con la preghiera”, ha detto McKenna.

In un messaggio ai sostenitori dell’iniziativa il cardinal Burke ha scritto: “La prima tentazione che Satana usa per distruggerci è lo scoraggiamento Questa tentazione è solo un’illusione, perché Cristo, vivo dentro di noi, ci dà sempre il coraggio, anche nei momenti più difficili. Dobbiamo pregare più che mai, soprattutto in presenza del Santissimo Sacramento, e durante tutto il giorno. Siate coraggiosi, miei cari fratelli e sorelle! Fermi e con sicura speranza! Facciamo insieme questa preghiera costante”.

Il primo giorno di ogni mese il cardinal Burke si unirà ai membri della campagna, celebrando una Santa Messa e pregando un rosario per le intenzioni dei partecipanti all’iniziativa. Sono stati invitati ad aderire anche cardinali, vescovi e membri del clero.

Fonte: http://www.lafedequotidiana.it/il-cardinale-burke-promuove-negli-usa-una-campagna-per-il-rosario/

I significati dello stemma scelto dal Card. Burke



The shield of the coat of arms is that of Cardinal Burke’s ancestors, the De Burgo or De Burgh family, Normans who settled in Ireland in the twelfth century. In Ireland the family name eventually became Bourke or Burke.

According to legend, King Richard the Lionhearted gave the arms to a De Burgo ancestor in recognition of his bravery while fighting the Saracens during the Crusades. The red cross, in fact, was the characteristic emblem of the Crusaders as they went forth to defend the Holy Land.

In the language of heraldry the coat of arms is described: “Or, a gross gules, in the dexter canton a lion rampant sable.” Or or gold is the color of the field of the arms and signifies generosity. The gross gules or red cross is a sign of fortitude and refers to the cross of Christ from which alone comes salvation. The rampant lion in the dexter canton or right quarter of the shield symbolizes courage, while its sable or black color denotes constancy.

The crest of the arms, the Roman hat (galero) with fifteen tassels on each side, red in color (symbolic of shedding one’s blood for the faith), and the Latin processional cross, are the distinctive heraldic emblem of a cardinal in the Latin Rite of the Roman Catholic Church.

The motto is proper to Cardinal Burke and is taken from a favorite invocation which is found in a small volume containing the Gospels and Psalms, together with an appendix of prayers, given by Pope Paul VI to the 359 deacons whom he ordained to the priesthood on June 29 of the Holy Year 1975, among whom was Cardinal Burke. The invocation is: “O bone Jesu, fac ut sim sacerdos secundum Cor Tuum.” (“O good Jesus, make me a priest after Your own Heart.”) Contained in the Raccolta, the invocation refers to a text from the Prophet Jeremiah in which the Lord, through the Prophet, promises: “I will appoint over you shepherds after my own heart, who will shepherd you wisely and prudently.” (Jer. 3:15)


Lo scudo della stemma è quello degli antenati del cardinale Burke, la famiglia De Burgo o De Burgh, Normanni che si stabilirono in Irlanda nel XII secolo. In Irlanda il nome di famiglia alla fine è diventato Bourke o Burke.
Secondo la leggenda, il re Riccardo Cuor di Leone ha dato le armi a un antenato De Burgo in riconoscimento del suo coraggio durante la lotta contro i saraceni durante le Crociate. 
La croce rossa, infatti, era l'emblema caratteristica dei crociati che sono andati a difendere la Terra Santa.
Nel linguaggio dell'araldica il colore oro significa generosità, la croce rossa è un segno di forza d'animo e si riferisce alla croce di Cristo da cui proviene la salvezza. 
Il leone rampante simboleggia il coraggio, mentre il suo colore nero denota la costanza.
Il cappello romano (Galero) con quindici nappe su ogni lato, di colore rosso (simbolo di spargimento di sangue per la fede), e la croce processionale latina, sono l'emblema araldico distintivo di un cardinale di rito latino della Chiesa cattolica romana.
Il motto del cardinale Burke ed è preso dalla sua invocazione preferita che si trova in un piccolo volume contenente i Vangeli e Salmi, insieme con un'appendice di preghiere, datogli da Papa Paolo VI che lo ha ordinato sacerdote il 29 giugno dell'Anno Santo del 1975. 
L'invocazione è: "O bone Jesu, fac ut sim sacerdos secundum Cor Tuum" ( "O buon Gesù, fa di me un sacerdote secondo il tuo cuore"). L'invocazione si riferisce a un testo del profeta Geremia in cui il Signore, per mezzo del profeta, promette: "Io manderò pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con saggezza e prudenza" (Ger 3,15).


The Pope appoints the Cardinalis Patronus his representative to the Order of Malta


The Supreme Pontiff appoints a Cardinal of the Holy Roman Church as his representative to the Sovereign Order of Malta, the “Cardinalis Patronus” (Cardinal Patronus), vested with special authority. The Cardinalis Patronus is in charge of promoting the spiritual interests of the Order and of its members, as well as the relationships between the Holy See and the Order of Malta. As of 8th November, 2014, the Cardinal Patronus of the Sovereign Military Order of Malta is:

His Most Reverend Eminence Cardinal Raymond Leo Burke
Cardinal Burke was born on 30th June, 1948, in Richland Center (United States). His first studies were carried out at the Holy Cross Seminary in La Crosse, Wisconsin, and subsequently at the Catholic University of America in Washington, D.C. In 1971 he attended the Pontifical Gregorian University in Rome where he remained until his priestly ordination.
Pope Paul VI ordained Burke to the priesthood on June 29th, 1975, for the La Crosse diocese. In 1984 he obtained his PhD in canon law at the Pontifical Gregorian University. On 10th December, 1994, Pope John Paul II named Burke Bishop of La Crosse and subsequently on 2nd December, 2003, Archbishop of St. Louis.
On 27th June 2008, Pope Benedict XVI named Burke Prefect of the Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura, of which he was already a member, and President of the Supreme Court of the Vatican City State. In the consistory of 20th November 2010, Pope Benedict XVI created him Cardinal and appointed him Cardinal-Deacon of Sant’Agata dei Goti.
On 8th November, 2014, Pope Francis named Raymond Leo Burke Cardinalis Patronus of the Sovereign Order of Malta, where he succeeded Cardinal Paolo Sardi who has performed this role since June 2009
Fonte: https://www.orderofmalta.int/sovereign-order-of-malta/cardinalis-patronus/

Il card. Burke: Nella Chiesa cresce "una comprensione secolare, mondana, delle realtà divine"



Il cardinale Burke, per anni alla guida della Segnatura Apostolica, la corte suprema vaticana, ha confessato di essere preoccupato da “una crescente prospettiva mondana, centrata sull’uomo e sul mondo, soprattutto nella Chiesa”, che si esprime in una “comprensione secolare delle realtà divine che sono parte della nostra vita quotidiana”.
“Ad esempio, oggi nella Chiesa c’è chi si riferisce alla realtà oggettiva della grazia del matrimonio semplicemente come a un ideale a cui cerchiamo più o meno di conformarci. La visione mondana, che non essendo vera porta a confusione e a divisione all’interno del Corpo di Cristo, finisce per negare il principio fondamentale della giusta ragione, chiamato principio di non contraddizione, nella fattispecie la legge per cui una cosa non può essere e non essere in un modo allo stesso tempo”, ha dichiarato.
Nello specifico, non può essere che la Chiesa professi la fede nell’indissolubilità del matrimonio “e ammetta allo stesso tempo ai sacramenti chi vive pubblicamente in violazione di questa indissolubilità”. Il cardinale si riferiva alle recenti controversie sulle speculazioni per cui la Chiesa potrebbe ammettere a ricevere la Comunione i divorziati risposati senza che abbiano ottenuto l’annullamento.
“Se una persona che vive pubblicamente in violazione del suo vincolo matrimoniale viene ammessa ai sacramenti, allora o il matrimonio non è indissolubile o il sacramento della Santa Eucaristia non è il Corpo di Cristo e l’incontro con Cristo nel sacramento della Penitenza non richiede il fermo proposito di emendare la nostra vita, ovvero obbedire alla parola di Cristo che ci dice di ‘non peccare più’”.
“L’unico modo per trasformare la società, ovvero per volgere la società a Cristo e al suo Corpo Mistico, la santa Chiesa, è che i cattolici vivano la propria fede con totale integrità, anche di fronte a solitudine, scherno, persecuzione e perfino morte”. “Non si può fare a meno di pensare alla situazione che si vive attualmente in varie Nazioni”, ha commentato il cardinale Burke. “Un Governo del tutto secolarizzato rende legali e addirittura promuove le privazioni più terribili della legge morale, ad esempio l’aborto procurato, l’eutanasia, il cosiddetto ‘matrimonio omosessuale’, la clonazione umana e la distruzione totale di embrioni umani per il bene della ricerca, e ora sta cercando di costringere i cattolici e altre persone di buona volontà a cooperare formalmente ad atti malvagi in totale violazione della loro coscienza”.
“I cattolici sono chiamati, oggi più che mai, a sostenere la verità che Cristo ci insegna, anche se significa perdita di beni, persecuzione governativa e carcere. Penso, ad esempio, alla minaccia della perdita dell’esenzione dalle tasse, con i suoi effetti disastrosi su molti apostolati della Chiesa, che può essere il risultato necessario del rimanere fedeli a Gesù Cristo Nostro Signore e alla verità che ci offre nella sua Santa Chiesa, indipendentemente dalla sofferenza o dalla persecuzione che possiamo affrontare”.
Il martirio della persecuzione è una “partecipazione alla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, e quindi offre la gioia più profonda al cristiano, nonostante l’intensità della sofferenza che implica”, ha dichiarato il cardinale.
“Il martirio della testimonianza può non affrontare un’opposizione attiva, ma ne affronta una passiva ad opera di coloro che non hanno una chiara visione del Salvatore o di chi, pur avendola avuta, ha perso il suo impegno precedente nei confronti di Cristo”, ha dichiarato il porporato

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]
Stralcio da: http://it.aleteia.org/2016/05/19/burke-trasformare-societa-morire-martirio/

domenica 8 gennaio 2017

Card. Burke: "la conferenza dei vescovi non può sostituire la missione del vescovo nella propria diocesi"



Nel 2004 avevo chiesto ai politici cattolici di porre le loro azioni pubbliche coerentemente con la legge morale insegnata dalla Chiesa, altrimenti non sarebbe stato più possibile per loro ricevere la santa comunione. Poiché è uno scandalo violare pubblicamente la legge morale e dopo accedere alla comunione. 
Nel 2004, quando fui trasferito dalla diocesi di La Crosse a quella di St. Luois, i giornali ripresero questa affermazione da me fatta. Poco dopo, nell’incontro estivo della conferenza episcopale degli Stati Uniti, che si tenne a Denver, ci fu una viva discussione su questa pratica disciplinare della Chiesa. Alcuni dei miei confratelli affermarono che non era necessario punire i politici il cui operato politico fosse disordinato. Per me non si trattava di punizione, ma semplicemente di constatare che alcuni non erano disposti a ricevere la comunione. 
Un vescovo allora mi disse: «Monsignore, voi non potete dire queste cose, perché la conferenza dei vescovi non si è ancora pronunciata a proposito». Gli risposi che la conferenza dei vescovi non può sostituire la missione del vescovo nella propria diocesi, che è quella di governare il proprio gregge e di annunziare la fede. E aggiunsi: «Monsignore, nel giudizio finale, comparirò davanti al Signore, non davanti alla conferenza episcopale!».

(Guillaume d’Alancon, Entretien avec le cardinal Burke. Un cardinal au coeur de l’Eglise, Artege, pp. 71-72 - Guillaume d’Alancon, Intervista con il cardinale Burke. Un cardinale nel cuore della Chiesa)