«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

martedì 10 gennaio 2017

I significati dello stemma scelto dal Card. Burke



The shield of the coat of arms is that of Cardinal Burke’s ancestors, the De Burgo or De Burgh family, Normans who settled in Ireland in the twelfth century. In Ireland the family name eventually became Bourke or Burke.

According to legend, King Richard the Lionhearted gave the arms to a De Burgo ancestor in recognition of his bravery while fighting the Saracens during the Crusades. The red cross, in fact, was the characteristic emblem of the Crusaders as they went forth to defend the Holy Land.

In the language of heraldry the coat of arms is described: “Or, a gross gules, in the dexter canton a lion rampant sable.” Or or gold is the color of the field of the arms and signifies generosity. The gross gules or red cross is a sign of fortitude and refers to the cross of Christ from which alone comes salvation. The rampant lion in the dexter canton or right quarter of the shield symbolizes courage, while its sable or black color denotes constancy.

The crest of the arms, the Roman hat (galero) with fifteen tassels on each side, red in color (symbolic of shedding one’s blood for the faith), and the Latin processional cross, are the distinctive heraldic emblem of a cardinal in the Latin Rite of the Roman Catholic Church.

The motto is proper to Cardinal Burke and is taken from a favorite invocation which is found in a small volume containing the Gospels and Psalms, together with an appendix of prayers, given by Pope Paul VI to the 359 deacons whom he ordained to the priesthood on June 29 of the Holy Year 1975, among whom was Cardinal Burke. The invocation is: “O bone Jesu, fac ut sim sacerdos secundum Cor Tuum.” (“O good Jesus, make me a priest after Your own Heart.”) Contained in the Raccolta, the invocation refers to a text from the Prophet Jeremiah in which the Lord, through the Prophet, promises: “I will appoint over you shepherds after my own heart, who will shepherd you wisely and prudently.” (Jer. 3:15)


Lo scudo della stemma è quello degli antenati del cardinale Burke, la famiglia De Burgo o De Burgh, Normanni che si stabilirono in Irlanda nel XII secolo. In Irlanda il nome di famiglia alla fine è diventato Bourke o Burke.
Secondo la leggenda, il re Riccardo Cuor di Leone ha dato le armi a un antenato De Burgo in riconoscimento del suo coraggio durante la lotta contro i saraceni durante le Crociate. 
La croce rossa, infatti, era l'emblema caratteristica dei crociati che sono andati a difendere la Terra Santa.
Nel linguaggio dell'araldica il colore oro significa generosità, la croce rossa è un segno di forza d'animo e si riferisce alla croce di Cristo da cui proviene la salvezza. 
Il leone rampante simboleggia il coraggio, mentre il suo colore nero denota la costanza.
Il cappello romano (Galero) con quindici nappe su ogni lato, di colore rosso (simbolo di spargimento di sangue per la fede), e la croce processionale latina, sono l'emblema araldico distintivo di un cardinale di rito latino della Chiesa cattolica romana.
Il motto del cardinale Burke ed è preso dalla sua invocazione preferita che si trova in un piccolo volume contenente i Vangeli e Salmi, insieme con un'appendice di preghiere, datogli da Papa Paolo VI che lo ha ordinato sacerdote il 29 giugno dell'Anno Santo del 1975. 
L'invocazione è: "O bone Jesu, fac ut sim sacerdos secundum Cor Tuum" ( "O buon Gesù, fa di me un sacerdote secondo il tuo cuore"). L'invocazione si riferisce a un testo del profeta Geremia in cui il Signore, per mezzo del profeta, promette: "Io manderò pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con saggezza e prudenza" (Ger 3,15).


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