«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

venerdì 7 luglio 2017

Dal testamento del card. Meisner: "Seguite il Santo Padre e non perderete mai Cristo”



Il card. Joachim Meisner, arcivescovo emerito di Colonia (uno dei quattro cardinali che ha firmato le due lettere di Dubia al Santo Padre), non ha fatto in tempo ad essere ricevuto da Papa Francesco perché è morto nei giorni scorsi. Sarà sepolto sabato 15 luglio presso la cripta della cattedrale di Colonia. Le indicazioni sono state riferite dall’arcivescovo di Colonia, il card. Rainer Maria Woelki, durante una messa funebre in onore di Meisner, celebrata nella cattedrale della città tedesca. Woelki ha letto il testamento spirituale, sotto forma di preghiera, lasciato dal suo predecessore, nel quale Meisner si rivolge costantemente a Gesù: “Cristo, tu sei la mia speranza, la mia pace, la mia felicità, tutta la mia vita”, scrive il cardinale defunto. “Mi hai toccato con la tua croce per portare amore alla gente. Mi hai fatto diventare sacerdote e vescovo”. Woelki ha sottolineato che l’ultima parola di Meisner è una solenne dichiarazione di fiducia e servizio al Papa: “Seguite sempre il Santo Padre e non perderete mai Cristo”. Nella sua omelia Woelki, che fu segretario e vescovo ausiliare di Meisner a Colonia, ne ha lodato sia la forza evangelizzatrice sia la rettitudine: spesso “era ritenuto scomodo” soprattutto quando interveniva “per la protezione della vita umana e per la vita nascente in pericolo”. Nella Chiesa, nella società e nella politica, secondo Woelki è stato a volte frainteso. Quando nel 1989 si trasferì da Berlino a Colonia, sapeva di avere davanti una chiamata “esigente e stimolante” e “seppe avere calore e affetto per tutti – ha ribadito Woelki – usando parole chiare e mai ambigue”.

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