«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

lunedì 17 luglio 2017

In morte del (on the death of - ante la muerte del - pour les funérailles du - Gedenkwort für) Cardinal Meisner


Ecco il testo integrale del messaggio inviato il 15 luglio dal "papa emerito" Benedetto XVI all'arcidiocesi di Colonia, in Germania, in occasione dei funerali del cardinale Joachim Meisner, uno dei firmatari dei DUBIA, sottoposti lo scorso anno a papa Francesco e tuttora rimasti senza risposta.
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In questa ora, in cui la Chiesa di Colonia e i suoi fedeli danno l’addio al Cardinale Joachim Meisner, sono con loro con il mio cuore e i miei pensieri e volentieri acconsento alla volontà del cardinale Woelki e indirizzo a loro una parola di riflessione.
Quando ho appreso mercoledì scorso per telefono della morte del cardinale Meisner, in un primo momento non ci ho creduto. Il giorno prima avevamo parlato al telefono. La sua voce era piena di gratitudine perché era giunto per lui il momento delle vacanze, dopo che era stato presente, la domenica precedente, a Vilnius, alla beatificazione del vescovo Teofilius Maturlionis. Il suo grande amore per le vicine Chiese dell’Est che avevano tanto sofferto la persecuzione sotto il comunismo, così come la sua gratitudine per la loro resistenza alla sofferenza in quel tempo avevano impresso in lui una durevole impronta. Quindi non è stato certamente un caso che l'ultima visita della sua vita sia stata fatta a un confessore della fede.
Quello che mi ha più colpito nell'ultima conversazione con il cardinale, ora tornato a casa, è stata la sua naturale serenità, la sua pace interiore e la fiducia che aveva trovato. Sappiamo che è stato duro per lui, appassionato pastore e guida di anime, lasciare il suo ufficio, e proprio in un momento in cui la Chiesa aveva un urgente bisogno di pastori capaci di opporsi alla dittatura dello spirito del tempo e pienamente risoluti ad agire e pensare da un punto di vista di fede. Ma mi ha ancor più impressionato che nell'ultimo periodo della sua vita egli abbia imparato a lasciar procedere le cose, e a vivere sempre più con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca è quasi sul punto di naufragare.
Ci sono state due cose in quest'ultimo periodo che lo hanno reso sempre più felice e sicuro.
– La prima è quella che mi ha detto più volte: che ciò che lo riempiva di gioia profonda era la percezione, nel sacramento della penitenza, di quanto i giovani, soprattutto i giovani maschi, sperimentino la misericordia del perdono, il dono di aver veramente trovato la vita che solo Dio può dare loro.
– L’altra cosa che lo ha tante volte commosso e reso felice è stata la percepibile crescita dell’adorazione eucaristica. È stato questo per lui il tema centrale della Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia: che vi è stata un'adorazione, un silenzio, in cui solo il Signore parlava ai cuori. Alcuni esperti di pastorale e di liturgia erano dell'opinione che un simile silenzio nella contemplazione del Signore con un così gran numero di persone non poteva reggere. Alcuni di essi erano anche del parere che l’adorazione eucaristica fosse superata in quanto tale, poiché il Signore ha voluto essere ricevuto e non guardato nel Pane eucaristico. Ma il fatto che non si può mangiare questo Pane come qualsiasi altro nutrimento e che "ricevere" il Signore nel sacramento eucaristico include tutte le dimensioni della nostra esistenza fa sì che questo ricevere deve essere adorazione, e ciò è qualcosa che diventa di giorno in giorno sempre più chiaro. Così il tempo dell’adorazione eucaristica nella Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia è diventato un evento interiore che è rimasto indimenticabile, e non solo per il cardinale. Da allora, quel momento è stato sempre per lui costantemente presente nell'intimo ed è stata per lui una grande luce.
Quando l’ultima mattina il cardinale Meisner non si è presentato per la messa, è stato trovato morto nella sua stanza. Il breviario era sfuggito dalle sue mani: era morto mentre pregava, con lo sguardo al Signore, in conversazione con il Signore. Il tipo di morte che gli è stato dato ha dimostrato ancora una volta come egli ha vissuto: con il suo volto rivolto al Signore e in conversazione con Lui. Così possiamo fiduciosamente affidare la sua anima alla bontà di Dio.
Signore, grazie per la testimonianza del tuo servo Joachim! Fa che egli ora interceda per la chiesa di Colonia e per tutto il mondo.
Requiescat in pace!
Benedetto XVI, Papa emeritus
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In this hour, when the Church of Cologne and believers further afield take their leave of Cardinal Joachim Meissner, I am with them in my heart and thoughts and am pleased to accede to Cardinal Woelki’s wish and address a word of reflection to them.
When I heard last Wednesday by telephone of the death of Cardinal Meissner, I could not believe it at first. We had spoken to each other the previous day. From the way he spoke he was grateful to be on holiday now, after he had taken part the Sunday before (25th June) in the beatification of Bishop Teofilius Maturlionis in Vilnius. His love for the neighbouring Churches in the East, which had suffered persecution under Communism, as well as gratitude for endurance in suffering during that time left a lifelong mark on him. So it was certainly no accident that the last visit of his life was made to a confessor of the faith.
What struck me particularly in the last conversations with the Cardinal, now gone home, was the natural cheerfulness, the inner peace and the assurance he had found. We know that it was hard for him, the passionate shepherd and pastor of souls, to leave his office, and this precisely at a time when the Church had a pressing need for shepherds who would oppose the dictatorship of the zeitgeist, fully resolved to act and think from a faith standpoint. Yet I have been all the more impressed that in this last period of his life he learned to let go, and live increasingly from the conviction that the Lord does not leave his Church, even if at times the ship is almost filled to the point of shipwreck.
There were two things which in this final period allowed him to be increasingly happy and assured:
– The first was that he often related to me that what filled him with deep joy was to experience, in the Sacrament of Penance, how young people, above all young men, came to experience the mercy of forgiveness, the gift, in effect to have found life, which only God can give them.
– The second, which again and again touched and made him happy, was the perceptible increase in Eucharistic adoration. This was the central theme for him at World Youth Day in Cologne – that there was adoration, a silence, in which the Lord alone speaks to hearts. Some pastoral and liturgical authorities were of the opinion that such a silence in contemplation of the Lord with such a huge number of people could achieve nothing. A few were also of the opinion that Eucharistic adoration as such has been overtaken, because the Lord wanted to be received in the Eucharistic bread and not be looked at. Yet the fact that a person cannot eat this bread as just some sort of nourishment, and that to “receive” the Lord in the Eucharistic Sacrament includes all the dimensions of our existence – that receiving has to be worship, something which has in the meantime become increasingly clearer. So the period of Eucharistic adoration at the Cologne World Youth Day became an interior event that has remained unforgettable, and not only to the Cardinal. This moment for him was subsequently always present internally and a great light for him.
When on the last morning Cardinal Meissner did not appear for Mass, he was found dead in his room. The breviary had slipped from his hands: he died while praying, his face on the Lord, in conversation with the Lord. The art of dying, which was given to him, again demonstrated how he had lived: with his face towards the Lord and in conversation with him. So we may confidently entrust his soul to the goodness of God.
Lord, we thank you for the witness of this your servant, Joachim. Let him now intercede for the Church of Cologne and for the whole world.
Requiescat in pace!
Benedict XVI, Pope emeritus
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En estas horas en las que la Iglesia de Colonia y los creyentes de todas partes se despiden del cardenal Joachim Meisner, también yo estoy con ellos en mi corazón y en mi mente y por eso cumplo con agrado el deseo del cardenal Woelki de dirigirles a ustedes unas palabras de reflexión.
Cuando el miércoles pasado me llegó por teléfono la noticia del fallecimiento del cardenal Meisner, mi primera reacción fue de incredulidad, ya que el día anterior habíamos hablado por teléfono. A través de su voz resonaba el agradecimiento por el hecho que ahora estaba de vacaciones, luego de haber participado el domingo anterior en la beatificación del obispo Teofilius Martulionis, en Vilna. El amor a las Iglesias en los países vecinos del Este que habían sufrido bajo la persecución comunista, así como el agradecimiento por el haberse mantenido firmes durante los padecimientos de esa época lo marcaron a lo largo de su vida. Por eso no es casual que la última visita en su vida fue para rendir homenaje a uno de los confesores de la fe en esos países.
Lo que me impresionó especialmente en la última conversación con el fallecido cardenal fue la serenidad sosegada, la alegría interior y la confianza que él había encontrado. Sabemos que para él, pastor y cura apasionado, fue difícil dejar su oficio, justamente en una época en la Iglesia necesita en forma especialmente apremiante pastores convincentes que resistan la dictadura del espíritu de la época y vivan y piensen decididamente la fe. Pero mucho más me conmovió percibir que en este último período de su vida él había aprendido a soltarse y vivía cada vez más de la profunda certeza que el Señor no abandona a su Iglesia, aunque a veces la barca está a punto de zozobrar.
En el último tiempo hubo dos cosas que lo dejaban cada vez más contento y convencido:
– Por un lado, me contaba una y otra vez cómo lo llenaba de una alegría profunda experimentar en el sacramento de la penitencia la forma en que justamente hombres jóvenes –ante todo también varones jóvenes- viven la gracia del perdón –el regalo de haber encontrado realmente la vida que sólo Dios puede darles.
– Por otro lado, lo que lo conmovía y alegraba era el silencioso crecimiento de la adoración eucarística. En la Jornada Mundial de la Juventud en Colonia éste fue para él un punto central: que haya adoración, un silencio en el que sólo el Señor habla a los corazones. Algunos expertos en pastoral y en liturgia opinaban que no se puede alcanzar un silencio tal si se contempla al Señor en medio de una cantidad tan enorme de personas. Algunos opinaban también que la adoración eucarística como tal está superada desde el momento en que el Señor quiere ser recibido en el pan eucarístico y no quiere ser mirado. Pero no se puede comer este pan como cualquier alimento y “recibir” al Señor en el sacramento eucarístico reclama todas las dimensiones de nuestra existencia… que el recibir debe ser adoración se ha vuelto mientras tanto muy claro. Así el momento de la adoración eucarística en la Jornada Mundial de la Juventud en Colonia se convirtió en un acontecimiento interior que no sólo fue inolvidable para el cardenal: para él este momento se mantuvo siempre presente y se convirtió para él en una gran luz.
Cuando en su última mañana el cardenal Meisner no apareció en la Misa fue encontrado muerto en su habitación. El Breviario se había escurrido de sus manos: él falleció rezando, a los ojos del Señor, en diálogo con el Señor. El modo de morir que le fue concedido señala una vez más cómo él vivió: a los ojos del Señor y en diálogo con él. Por eso podemos encomendar confiados su alma a la bondad de Dios.
Señor, te damos gracias por el testimonio de tu siervo Joachim. Permítele ser ahora intercesor para tu Iglesia de Colonia y para todo el mundo.
Requiescat in pace!
Benedicto XVI, Papa emeritus
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En cette heure où l’Eglise de Cologne et les fidèles venus d’au-delà des frontières sont venus dire adieu au cardinal Joachim Meisner, mon cœur et mes pensées sont avec eux et c’est bien volontiers que je réponds au souhait du cardinal Woelki et que je leur adresse une parole de réflexion.
Quand j’ai appris mercredi dernier par téléphone la mort du cardinal Meisner, je n’y ai tout d’abord pas cru.  Nous nous étions encore parlé la veille au téléphone.  On entendait dans sa voix qu’il était content d’être enfin en vacances après avoir assisté, le dimanche précédent à Vilnius à la béatification de l’évêque Teofilius Maturlionis.  Son grand amour pour les Eglises de nos voisins de l’Est qui ont tant souffert de la persécution sous le communisme ainsi que sa gratitude pour leur résistance à la souffrance à cette époque avaient laissé en lui une empreinte durable.  Ce n’est donc pas un hasard que la dernière visite de sa vie ait été consacrée à un Confesseur de la foi.
Ce qui m’a le plus frappé dans la dernière conversation que j’ai eue avec le cardinal qui est aujourd’hui rentré à la maison du Père, c’était sa sérénité naturelle, sa paix intérieure et la confiance qu’il avait trouvée.  Nous savons que ça a été difficile pour un pasteur et un meneur d’âmes tel que lui d’abandonner son bureau précisément au moment où l’Eglise a un besoin urgent de pasteurs capables de s’opposer à la dictature de l’esprit du temps et pleinement déterminés à vivre et à penser selon la foi.  Mais ce qui m’a le plus impressionné c’est que dans la dernière période de sa vie, il avait appris à laisser faire les choses et à vivre toujours plus avec la certitude profonde que le Seigneur n’abandonne pas son Eglise, même si parfois la barque est presque sur le point de chavirer. »
Dernièrement, deux événements l’avaient rendu encore plus heureux et confiant.
– La première c’est ce qu’il m’avait répété plusieurs fois: ce qui le remplissait d’une joie profonde c’était de voir, à travers le sacrement de la Réconciliation, combien les jeunes, surtout de jeunes hommes, faisaient l’expérience de la miséricorde du pardon, du don d’avoir véritablement trouvé la vie que seul Dieu peut leur donner.
– L’autre chose qui l’a tant de de fois bouleversé et rendu heureux c’était de constater le regain de l’adoration eucharistique.  Pour lui, c’était un point central des Journées Mondiales de la Jeunesse de Cologne: qu’il y ait une adoration, un silence, dans lequel seul le Seigneur parle aux hommes et aux cœurs.  Certains experts en pastorale et en liturgie étaient d’avis qu’une adoration silencieuse était infaisable avec autant de personnes, certains pensaient même que l’Adoration Eucharistique était dépassée, que le Seigneur souhaite être reçu dans le pain eucharistique et non pas contemplé. Cependant, le fait qu’on ne puisse pas manger ce Pain comme s’il s’agissait d’un aliment ordinaire et que recevoir le Seigneur dans le sacrement de l’Eucharistie engage toutes les dimensions de notre existence, cela implique que le recevoir doive être un acte d’adoration et c’est quelque chose jour qui est de plus en plus clair chaque jour. Ce moment d’adoration à l’occasion des JMJ de Cologne est donc resté un événement intérieur inoubliable et pas seulement pour le Cardinal.  Depuis lors, ce moment est à jamais resté gravé au plus profonde de lui-même comme une lumière éclatante.
Au dernier matin de sa vie, quand le cardinal Meisner n’est pas venu à la messe, on l’a trouvé mort dans sa chambre. Son bréviaire lui avait glissé des mains: il est mort en priant, le regard tourné vers le Seigneur et en parlant au Seigneur. La nature de la mort qui lui a été donné d’avoir montre encore une fois comment il a vécu: le regard tourné vers le Seigneur et en parlant avec lui. C’est pourquoi nous pouvons avec confiance recommander son âme à la bonté de Dieu.
Seigneur, nous te remercions pour le témoignage de Joachim ton serviteur. Puisse-t-il être un intercesseur pour l’Eglise de Cologne et pour celle du monde entier.
Requiescat in pace!
Benoît XVI, Pape émérite
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In dieser Stunde, in der die Kirche von Köln und gläubige Menschen weit darüber hinaus Abschied nehmen von Kardinal Joachim Meisner, bin auch ich in meinem Herzen und meinen Gedanken bei Ihnen und folge deshalb gern dem Wunsch von Kardinal Woelki, ein Wort des Gedenkens an Sie zu richten. Als ich vergangenen Mittwoch durch ein Telefonat den Tod von Kardinal Meisner erfuhr, wollte ich es zunächst nicht glauben. Am Tag zuvor hatten wir noch über das Telefon miteinander gesprochen. Aus seiner Stimme klang die Dankbarkeit dafür, dass er nun im Urlaub angelangt war, nachdem er am Sonntag zuvor noch an der Seligsprechung von Bischof Teofilius Matulionis in Vilnius teilgenommen hatte. Die Liebe zu der Kirche in Nachbarländern im Osten, die unter der kommunistischen Verfolgung gelitten hatten, wie die Dankbarkeit für das Standhalten in den Leiden jener Zeit hat ihn zeitlebens geprägt. Und so ist es wohl doch kein Zufall, dass der letzte Besuch in seinem Leben einem der Bekenner des Glaubens in jenen Ländern gegolten hat. Was mich in den letzten Gesprächen mit dem heimgegangenen Kardinal besonders beeindruckt hat, das war die gelöste Heiterkeit, die innere Freude und die Zuversicht, zu der er gefunden hatte. Wir wissen, dass es ihm, dem leidenschaftlichen Hirten und Seelsorger, schwerfiel, sein Amt zu lassen, und dies gerade in einer Zeit, in der die Kirche besonders dringend überzeugender Hirten bedarf, die der Diktatur des Zeitgeistes widerstehen und ganz entschieden aus dem Glauben leben und denken. 
Aber umso mehr hat es mich bewegt, dass er in dieser letzten Periode seines Lebens loszulassen gelernt hat und immer mehr aus der tiefen Gewissheit lebte, dass der Herr seine Kirche nicht verlässt, auch wenn manchmal das Boot schon fast zum Kentern angefüllt ist. 
Zwei Dinge haben ihn in der letzten Zeit immer mehr froh und gewiss werden lassen: 
Zum einen hat er mir immer wieder berichtet, wie es ihn mit tiefer Freude erfüllt, im Bußsakrament zu erleben, wie gerade junge Menschen, vor allem auch junge Männer, die Gnade der Vergebung erleben, das Geschenk, wirklich das Leben gefunden zu haben, das ihnen nur Gott geben kann. 
Das andere, das ihn immer wieder neu berührt und freudig gestimmt hat, war das leise Wachsen der eucharistischen Anbetung. Beim Weltjugendtag in Köln war ihm dies ein zentraler Punkt: Dass es die Anbetung gebe, eine Stille, in der nur der Herr zu den Menschen und zu den Herzen spricht. Manche Experten der Pastoral und der Liturgie waren der Meinung, dass sich eine solche Stille im Hinschauen auf den Herrn bei einer so riesigen Anzahl von Menschen nicht erreichen lasse. Einige waren wohl auch der Meinung, eucharistische Anbetung sei als solche überholt, da ja der Herr im eucharistischen Brot empfangen und nicht angeschaut werden wolle. Aber dass man dieses Brot nicht essen kann wie irgendwelche Nahrungsmittel und dass den Herrn im eucharistischen Sakrament zu empfangen alle Dimensionen unserer Existenz einfordert, dass Empfangen Anbeten sein muss, ist inzwischen doch wieder sehr deutlich geworden. So ist die Weile der eucharistischen Anbetung beim Kölner Weltjugendtag zu einem inneren Ereignis geworden, das nicht nur dem Kardinal unvergesslich blieb. Dieser Augenblick war ihm seither immer inwendig gegenwärtig und ein großes Licht für ihn selbst. 
Als an seinem letzten Morgen Kardinal Meisner nicht zur Messe erschien, wurde er in seinem Zimmer tot aufgefunden. Das Brevier war seinen Händen entglitten. Er war betend gestorben, im Blick auf den Herrn, im Gespräch mit dem Herrn. Die Art des Sterbens, die ihm geschenkt wurde, zeigt noch einmal auf, wie er gelebt hat: im Blick auf den Herrn und im Gespräch mit ihm. So dürfen wir seine Seele getrost der Güte Gottes anempfehlen. 
Herr, wir danken dir für das Zeugnis deines Dieners Joachim. Lass ihn nun Fürbitter für die Kirche in Köln und auf dem ganzen Erdenrund sein. 


Requiescat in pace!

Benedikt XVI., Papa emeritus


FONTE:
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it

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